Imola, Con.Ami sulla discarica: “La Regione vorrebbe sopraelevare”

IMOLA. Entro metà gennaio il Con.Ami presenterà ai 23 sindaci soci il nuovo piano industriale con gli investimenti per i prossimi tre anni. Reti, rifiuti, autodromo, turismo sono le parole chiave per capire su cosa si orienteranno le azioni del consorzio, anche se alcune incognite ancora pendono. La discarica Tre Monti, ad esempio, di cui Con.Ami è proprietaria. Il presidente Fabio Bacchilega, che ha assunto la guida la scorsa primavera, fa il punto della situazione.
Archiviato definitivamente l’ampliamento, bocciato dalla giustizia amministrativa in due gradi di giudizio, non si è ancora però chiuso il discorso sulla sopraelevazione e molti cittadini si sono già detti preoccupati. Dopo la sospensione della conferenza dei servizi a luglio scorso quali sono le novità?
«Dico quello che so, specificando che il Con.Ami non siede al tavolo al quale si trovano invece Regione, Hera e Comune. È notizia di fine anno che la Regione ha chiesto ulteriori dettagli tecnici ad Hera e Comune per valutare di riaprire la procedura per la sopraelevazione. Ci sono anche vincoli paesaggistici in ballo e su questi dovrà esprimersi la Soprintendenza. Nel caso, si tratterebbe comunque di conferire ancora rifiuti per al massimo due anni. L’impianto è comunque completamente a esaurimento».
Sia che si proceda alla sopraelevazione e si conferisca ancora per due anni, sia che tutto resti così, si pone la questione della bonifica dell’area. A chi tocca?
«Negli accordi fra noi, Hera, Herambiente, Comuni c’è scritto a chi tocca fare cosa. Quando al tavolo della Regione sarà chiaro come procedere si andrà a vedere in quegli accordi cosa c’è scritto».
I vostri investimenti su cosa si concentreranno nel prossimo triennio?
«Su una serie di progetti programmati che sono rimasti bloccati per due anni. Ad esempio, sempre parlando di rifiuti, la nuova stazione ecologica in zona Montericco nell’area della vecchia centrale di cogenerazione».
Un’area residenziale con molte abitazioni intorno.
«Il progetto, affidato ad Hera, prevede soluzioni molto innovative, con impiego quasi zero di personale. Non si dovrà certamente pensare a una stazione ecologica come quelle già in funzione, ma automatizzata, inserita nel contesto, innovativa e pilota per altre realtà».
Altre opere?
«Torneremo a investire sulle reti, non solo idriche, anche se è prevista la realizzazione di un importante potabilizzatore nella Bassa Romagna. Ma con Hera abbiamo in mente di concentrare investimenti in campo energetico soprattutto sulla rete distributiva, non sto parlando di nuove centrali. Con la controllata Bryo sono poi previsti molti interventi per la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici e di recupero energetico di edifici pubblici, scuole ma non solo, anche attraverso la gestione delle agevolazioni fiscali degli ultimi bonus stabiliti dal Governo».
Uno degli asset che al momento del suo insediamento aveva evidenziato era l’autodromo. Ora la vostra controllata Formula Imola ha un nuovo presidente, Gian Carlo Minardi e un nuovo Cda, manca un direttore. E intanto si parla sempre più insistentemente di un possibile ritorno della Formula 1. Per l’ultimo Gp, tornato dopo 14 anni, avete investito quasi 600mila euro in lavori sull’impianto, in che cosa esattamente? Sareste quindi già pronti per un ritorno?
«Con 520mila euro abbiamo riasfaltato il paddock 2, abbiamo pavimentato la terrazza dei box realizzata dieci anni fa ma mai rivestita, inserito una serie di infrastrutture di servizio nel paddock stesso e digitalizzato tutte le telecamere sul percorso di pista. Non ci sarebbero altre opere da fare, saremmo tecnicamente pronti. Posso dire che sì, stiamo parlando con tanti soggetti e, se ora molti Paesi si stanno tirando indietro noi continueremo a proporci perché la Formula 1 è un evento importante per l’economia del territorio. Certo senza il sostegno delle istituzioni non sarebbe affrontabile economicamente, Imola non è un circuito solo degli imolesi… Inoltre la Formula 1 dimezzerebbe le giornate in deroga per i rumori e quindi la possibilità di utilizzo della pista per altre gare, il che fa sì che la sostenibilità della gestione si complichi. Detto ciò è un appuntamento fondamentale per le attività del territorio, anche senza pubblico: i team arrivano a Imola due settimane prima e se ne vanno una settimana dopo e da soli hanno riempito a fine ottobre gli alberghi della città. Detto ciò non sono per un autodromo a tutto gas, fatto solo di motori».
Motori a parte, quindi, da anni si parla di polifunzionalità e di avviare finalmente il museo Checco Costa, che però è sempre fermo al palo.
«È arrivato il momento di smettere di predicare la polifunzionalità e praticarla. Il museo sarà uno strumento importante e stiamo pensando a una gestione imolese, sia per una mostra permanente ma anche per l’utilizzo di quegli spazi per un centro congressi vero e proprio che oggi Imola non ha. Per realizzare questo obiettivo l’input è che Formula Imola e la società turistica dell’area If lavorino in sinergia il più possibile».

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