Imola, centri antiviolenza: “Le panchine rosse non ci bastano”

I numeri da soli non raccontano le storie delle persone, ma testimoniano che un problema esiste, anche se molti non lo vedono, o non lo vorrebbero vedere. Quante sono le donne che subiscono maltrattamenti di vario tipo, da quello fisico a quello psicologico, sessuale o economico, e ogni anno chiedono aiuto in città, poi a chi si rivolgono per riceverlo?

La violenza in numeri

Ieri abbiamo scritto che 54 erano le donne seguite dal Consultorio fino a settembre, molte di più sono quelle che si sono rivolte al pronto soccorso di Imola e quella è una fotografia già più vicina alla quotidianità: 104 gli accessi fino all’altro ieri, una donna ogni tre giorni (nel 2019 erano state ben 168 e nel 2020 148). Quante di queste se ne siano “disperse” tornando magari nella stessa situazione o stiano ancora lottando con paura, burocrazia e difficoltà per riguadagnare la loro libertà, non si sa con esattezza. Si sa però quante sono quelle accolte dai due centri anti violenza attivi in città. «L’associazione Perledonne ne ha accolte 61 ì fin qui, 43 italiane e 16 straniere –spiega Carla Govoni –, altre 15 erano ancora in carico dal 2020. Come arrivano da noi? Soprattutto col passaparola, e vediamo che in genere sono molto informate e determinate. Poi dai sevizi sociali ne sono state inviate 6, dal consultorio, 2, dai medici di base, 5, dal dipartimento di salute mentale, 2 e dalle forze dell’ordine 9».

Al centro di Trama di terre i numeri sono ancora più alti: «Nei primi 10 mesi del 2021 sono state 100 le donne accolte da noi, 4 in più rispetto al 2020 – spiega Alessandra Davide –, per 58 di loro era la prima volta, mentre in percorso dagli anni precedenti ci sono le altre 42. Delle 58 donne nuove 30 sono italiane. Il 54% delle donne accolte ha un’età compresa tra i 18 e i 39 anni, il 24% tra i 40 e i 49. Questo dato continua a testimoniare che le donne chiedono sostegno sempre prima, ma anche che la fascia di età 18-49 è quella più pericolosa per loro. Il 67% delle accolte ha figli». Che tipo di violenze? «Psicologica al 30%, fisica nel 21% dei casi, stalking nel 22% dei casi e il 15% sudditanza economica, il 5% violenza sessuale, e c’è stato un incremento di casi riferiti di matrimoni forzati, il 7%. Questo per effetto, crediamo, del tragico caso di Saman che ha fatto riconoscere a molte donne straniere la situazione che stavano vivendo come una violazione dei loro diritti», completa Alessandra Davide.

Le richieste della Commissione

Di fronte a tutto questo, lo dice chiaramente la stessa presidente di Trama di terre che è anche componente della Commissione pari opportunità (che include anche le rappresentanti dei centri antiviolenza): «Le panchine rosse non ci bastano. Non basta metterci la faccia servono le azioni della politica». Il documento stilato dalla stessa Commissione mette sul piatto richieste concrete, «alla politica chiediamo impegni» ha sottolineato la coordinatrice della stessa commissione Virna Gioiellieri. Prevenzione, protezione e percorsi di autonomia, le donne imolesi mutuano tre delle “P” sostanziali della convenzione di Istanbul per stilare un documento che hanno presentato ai consiglieri comunali e che ora verrà messo nelle mani della giunta, nella speranza che chi amministra voglia farsene carico concretamente. «Protezione significa sì case di rifugio, e a breve ne arriveranno altre, ma significa anche una degna qualità della vita – dice Alessandra Davide –, per questo chiediamo una semplificazione della burocrazia per le donne che intraprendono questo percorso di uscita dalla violenza, un potenziamento del consultorio». Il capitolo prevenzione è ancora più lungo e va dalla formazione degli operatori sanitari e del settore pubblico e privato sociale, alla scuola, dove si genera consapevolezza sulle differenze di genere, passa per le procedure condivise e anche dai dati, appunto, che fotografano non solo il fenomeno a livello quantitativo, ma anche che effetto sortiscono, o meno, le azioni messe in campo. Poi per uscirne servono sostanzialmente due cose: casa e lavoro. Da agevolare «attraverso punteggi Erp aggiuntivi, formazione per reimmettersi sul mercato del lavoro, premialità per le aziende che assumono, sostegno economico». In poche parole risorse, «ma più complessivamente un sistema che faccia sentire rassicurate le donne, le convinca che esiste una via di uscita e che la città è pronta ad accompagnarle», sintetizza Virna Gioiellieri.

Sono diverse le iniziative, soprattutto simboliche, in tutto il Circondario per accendere i riflettori sul 25 novembre, la giornata contro la violenza sulle donne. Il filo rosso, appunto, è quello della sensibilizzazione. Il simbolo più presente, quello della panchina. A Imola il Circondario inaugurerà stamani alle 10 la stanza rosa, realizzata nel commissariato di Polizia, con l’assessora regionale alle Pari opportunità Barbara Lori e la questora di Bologna Isabella Fusiella. Verrà inaugurata una seconda panchina rossa a Ilenia Fabbri, davanti Auto Sica dove lavorava. Dalle 15 si svolgerà un Consiglio straordinario per la giornata. Domani, alle 20.30 nella sala delle stagioni, l’incontro con la giornalista Mara Cinquepalmi coordinatrice regionale dell’associazione Giulia “Eppur ci sono: donne e informazione tra stereotipi e discriminazione”. La panchina rossa sarà il luogo delle iniziative di Fontanelice, in corso Europa: stamani alle 10.30 “Un filo rosso di ricordo e di speranza attorno alla panchina rossa” e domani, alla stessa ora, “I doni della panchina rossa”. A Medicina sarà proiettato oggi “La bestia nel cuore” mentre nel teatro comunale di Mordano domani sera alle 20.30 si terrà la serata di letture e musica “Nemmeno con un fiore”.

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