IMOLA. «Nessuno ha più il posto sicuro». Ieri mattina tirava un’aria molto preoccupata davanti ai cancelli della Cefla in attesa delle risposte dei vertici all’incontro coi sindacati. All’assemblea sindacale indetta in contemporanea c’erano tutte le divisioni del gruppo e molte Rsu delle maggiori aziende imolesi in solidarietà. L’ipotesi vociferata della possibile cessione di un ramo d’azienda, la BU shopfitting (arredamenti per supermercati), passata negli ultimi anni da 300 a 205 dipendenti, di cui alcuni soci lavoratori, è stata confermata. C’è una trattativa in corso e la firma con la multinazionale svedese dovrebbe arrivare al più tardi domani. Subito dopo si aprirà la trattativa sindacale.
L’attesa ai cancelli
L’incontro di ieri mattina è andato avanti più a lungo del previsto destando preoccupazione. «Non ci saremmo mai aspettati una cosa simile da un’azienda che avrebbe le potenzialità di sistemare la cosa diversamente. Senza contare i principi della cooperazione», hanno commentato dal reparto banco cassa. «Il vicepresidente Fedrigo ci ha detto che “ci hanno mantenuti per 10 anni”: ci stanno trattando come dei parassiti dell’azienda» ha affermato un altro dipendente. «Ci sono in gioco 200 famiglie, con mutui, affitti e figli da mantenere – ha detto un operaio –. Mi aspetto che qualcuno ci metta la faccia e assicuri l’impiego e l’indotto». «Oggi scaricano su di noi anni di decisioni sbagliate», ha rimbeccato il collega. Al presidio c’erano anche i Cobas a rappresentare i lavoratori in appalto della logistica e dei trasporti: «Ci hanno negato un incontro e oggi non abbiamo potuto partecipare alla riunione con i confederali. Per noi non c’è una differenza con gli altri dipendenti, perché molti di loro hanno lavorato per 20 anni in Cefla prima di essere esternalizzati nel 2002», ha spiegato Karim Bekkal, rappresentante Cobas.


L’esito dell’incontro
Finalmente alle 11.30 qualcosa si è mosso e lo sciame si è diretto verso i rappresentanti sindacali attrezzati di un megafono. Non si sentiva granché ma non c’era la pazienza di attendere oltre: «La trattativa è in corso ma abbiamo ottenuto due punti fermi: la tutela di tutti i posti di lavoro e il mantenimento sul territorio del sito produttivo. Gli eventuali esuberi rimarranno sotto Cefla» ha annunciato Mattia Ciarlariello della Fiom, coordinatore della Rsu. «La riunione c’è stata grazie allo sciopero di venerdì, spero che ora si ripristinino le corrette relazioni sindacali – afferma Stefano Moni, segretario della Fiom Cgil di Imola –. Ci hanno rassicurato sul sito e sulla tenuta occupazionale ma vogliamo un’armonizzazione contrattuale e salariale, e garanzie sull’indotto e sui fornitori. Oggi c’erano molte Rsu di altre aziende e la solidarietà è arrivata anche dalle sedi di Ancona e di Pesaro. Mi fa ben sperare perché chi tocca uno tocca tutti». «È un passo in avanti. Dal non avere nessuna notizia, l’annuncio del mantenimento occupazionale e della territorialità fa pensare che potremo fare un passaggio dignitoso in futuro. Dobbiamo tenere alta l’attenzione perché subito dopo l’accordo economico subentriamo noi nella trattativa» ha detto Marzia Montebugnoli della Fim Cisl area metropolitana. «Cefla deve inserire queste clausole nell’accordo e poi l’acquirente dovrà rispettarle. Vogliamo garanzie anche per i piccoli e medi artigiani il cui rapporto con Cefla costituisce l’80% della loro produzione. L’azienda si è impegnata a convocarci subito dopo la firma», ha commentato Giuseppe Rago della Uilm Imola. «Abbiamo chiesto perché non fosse possibile una scelta diversa e se avessero provato a investire nella Bu. Ci hanno detto che la divisione arredamenti, nonostante gli investimenti, ha mostrato negli anni un calo di fatturato dovuto principalmente alle condizioni del mercato», ha detto Mirella Collina segretaria Cgil.
Appello alla politica
Dal megafono è partito anche un appello alla nuova amministrazione: «Anche la politica deve fare la sua parte e far capire alle multinazionali che non possono depredare il nostro territorio e le sue competenze come con la Cogne» ha detto Moni. «Le garanzie ai lavoratori al momento non le può dare nessuno. La situazione deve essere costantemente monitorata perché stiamo parlando di tanti lavoratori» ha scritto in un comunicato Simone Carapia, consigliere comunale della Lega. Nei giorni scorsi il sindaco Panieri, l’assessore Pierangelo Raffini e la consigliera regionale Pd Francesca Marchetti sono intervenuti in merito e al presidio ieri era presente Filippo Samachini, consigliere comunale di Imola Coraggiosa. La diffidenza è comunque rimasta protagonista. «È un passo avanti ma non è ancora stato formalizzato nulla e per me sarà difficile interloquire col nuovo acquirente», ha detto un dipendente del gruppo. «Questo presidio costituisce un precedente per Cefla nel caso agissero di nuovo unilateralmente, perché ci sono anche altre divisioni in difficoltà – hanno detto alcuni del reparto dentale –. È importante dimostrare solidarietà, nessuno ha più il posto sicuro».

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