Baristi e ristoratori minacciano lo sciopero fiscale

IMOLA. Sciopero fiscale, quindi niente più pagamenti di tasse o tributi e possibili riaperture sovversive. Sono queste le azioni che il “Comitato baristi e ristoratori imolesi” hanno intenzione di mettere in atto, a partire dal prossimo 1 maggio, se il governo e gli enti locali non daranno risposte chiare alle richieste della categoria. Un comparto quello ristorativo «che è stato preso come capro espiatorio e che da oltre un anno vive sulle proprie tasche e quelle dei dipendenti le vicissitudini di incomprensioni, cambi di colorazioni, incertezze, aiuti finanziari non adeguati». La minaccia è così lanciata. Per il coordinatore dei trenta esercizi aderenti al comitato imolese, Alessandro Vicinelli «adesso la pazienza è finita. Siamo stanchi e arrivati al limite. Abbiamo rispettato le regole, adeguato gli spazi, speso centinaia e centinaia di euro per mettere in sicurezza i locali e poi ci hanno fatto chiudere lo stesso. Adesso o ci si ascolta e ci si dà ciò che ci spetta o ci ribelliamo smettendo o per lo meno ritardando fino all’ultimo i pagamenti».
Un video di protesta
Per dimostrare, tra l’ironico e l’arrabbiato, tutto il disappunto verso regole e restrizioni che «hanno colpito noi ristoratori in modo totale» è stato realizzato un video in cui appaiono circa una ventina tra gli aderenti. All’iniziativa, messa online sul profilo Facebook del Comitato baristi e ristoratori imolesi, hanno prestato volti e voci i gestori di Osteria “I trì scalèn”, Minimo bar, Aroma 23 Cafè & cucina, Bar centrale, Barcode, Cafè del Grillo, Cafè Nuevo, Cafè Porteno, Caffè della Rocca, In bottega, Lab0542, Mojito cafè, MonnaLisa caffè, Otello wine bar, Renzo e Spanizzo pizzeria spaghetteria birreria. Poco meno di due minuti in cui i proprietari di bar, ristoranti, osterie, caffè testimoniano le difficoltà che attraversano tra bollette e tasse da pagare, pur con saracinesche abbassate e tavoli vuoti, adeguamenti sanitari, orari ballerini derivanti dalle diverse sfumature di colorazione e ristori mai arrivati in tempo e soprattutto «mai adeguati alle esigenze di bilanci che segnano perdite ingenti» affermano. «Le abbiamo provate tutte – prosegue Vicinelli – da scendere in piazza, ma è stato come parlare ai muri, a chiusure di protesta, ma non tutti potevano permetterselo. Abbiamo, fino a ora, scartato l’apertura sovversiva, perché non abbiamo mai sottovalutato i rischi sanitari, ma adesso – sottolinea il referente – non siamo più così convinti che questo possa essere un’azione così sbagliata. E qualcunoci sta pure pensando. Sappiamo che alcuni, tra l’altro, il posticipo dell’ultima trance della Tari l’ha già attuato».
Le richieste
In primis «vogliamo – riassume il coordinatore – delle date certe per la riapertura. Siamo a fine marzo, tra poco è Pasqua e non sappiamo se dopo il 7 aprile potremmo o no riaprire e in che modo. Ma soprattutto vogliamo ristori certi. Pretendiamo che siano calibrati sulle reali perdite di fatturato che le aziende hanno subito in tutti questi mesi. Molti di noi, nel 2020, come privati, hanno percepito due trance da 600 euro. In pratica 100 euro al mese. Per le aziende, invece, risorse che equivalgono a un mese di fatturato. Potrà mai essere questa una risposta efficace?».

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