Imola, aziende trasporti: “O garantiamo i servizi bus o paghiamo gli autisti”

IMOLA. «Stiamo attraversando una fase veramente tragica. Se continuiamo così, con questi ritmi di crescita del gasolio, ci troveremo a dover scegliere se continuare, nel territorio imolese, a pagare gli stipendi a fine mese, per una settantina di persone, o continuare a fornire il servizio di trasporto persone e scuolabus». È perentorio il commento di Bruno Ricci Petitoni, rappresentante regionale per la Cna del comparto trasporti nonché responsabile dell’omonima ditta Ricci Bus, nel fotografare lo stato di crisi che sta attraversando il settore. Non era bastata la pandemia «che di fatto – sottolinea Ricci Petitoni – ha completamente azzerato il settore del trasporto privato turistico portandoci a perdere nel biennio quasi 2 milioni di fatturato» e neppure il raid vandalico che qualche giorno fa ha visto sei bus e uno scuolabus imbrattati con scritte no vax, a destabilizzare le sicurezze dell’imprenditore.
Rincari insostenibili
Questa volta però la situazione «è molto preoccupante. Con un costo del gasolio che da settembre 2021 a oggi è cresciuto di 80 centesimi, con un’incidenza di 3 centesimi al chilometro percorso, diventa insostenibile continuare a far muovere i mezzi. Non parliamo – aggiunge – di deteriorare una marginalità, si tratta di lavorare in perdita. Ogni giorno – prosegue – nel circondario imolese si muovono una quarantina di scuolabus a cui si aggiungono i nostri operatori che operano nel servizio di trasporto pubblico locale. Costi che crescono e lievitano di giorno in giorno – evidenzia Ricci Petitoni – senza possibilità di avere immediati riequilibri tariffari». Per l’imprenditore «purtroppo i dati evidenziano come questa schizofrenia legata al caro gasolio non è data dalla ripresa post Covid delle attività economiche, né dagli eventi catastrofici di questi giorni a causare gli aumenti. Il problema è che c’è, non da oggi, una speculazione finanziaria che mai si era verificata. Noi acquistiamo all’ingresso il carburante, anche se ora sarebbe più “conveniente” andare al distributore, con stock di materie prime che sono lì da mesi e non certo pagati ai prezzi odierni. Stiamo vivendo le situazioni che si registrarono nella crisi petrolifera del 1972».
Confcooperative regionale
Anche per il coordinatore del comitato regionale delle associazioni di imprese del trasporto persone Caipet, che è anche presidente della Coop Trasporti di Riolo Terme, Davide Missiroli, la situazione è quantomai impossibile da sostenere dal punto di vista della tenuta finanziaria delle aziende. «Stiamo parlando del costo al litro cresciuto del 56% nell’arco di soli due giorni, al quale si deve sommare l’aumento dell’ultimo periodo. La richiesta del comparto non può che essere quella di togliere o permettere il recupero delle accise dal carburante professionale. Se proseguono queste condizioni – avvisa Missiroli – è imminente un fermo bus con il taglio di linee e corse per lavoratori e studenti per mancanza di carburante. Una proposta concreta e attuabile da subito, potrebbe essere quella di intervenire con il recupero completo delle accise sul carburante professionale. Da sempre l’accisa è parte maggioritaria del prezzo del carburante. Il taglio temporaneo delle accise applicate su benzina e diesel permetterebbe almeno di poter continuare ad adempiere i servizi di trasporto pubblico».

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