Imola, avviati all’ospedale i lavori per la Camera delle mamme

Sono partiti i lavori per realizzare la Camera delle mamme all’ospedale di Santa Maria della Scaletta di Imola. Una stanza per le donne che hanno appena partorito e che, per problematiche proprie o dei piccoli appena nati, devono prolungare la propria degenza in ospedale. Un ambiente che, per quanto funzionale, non è affatto confortevole né sereno in momenti così delicati e stressanti come sono i giorni successivi al parto. Per questo l’équipe di pediatria ha avviato due anni fa un progetto per una raccolta fondi coinvolgendo l’architetta Silvia Penazzi dell’associazione Glucasia, che ne ha curato il progetto e ne dirige i lavori. Raccolta fondi che per ora «è a metà, con all’attivo circa 25mila euro, ma che ancora prosegue e potrebbe attivare anche nuove linee per le donazioni – racconta l’architetto –. Stiamo raccogliendo davvero tanta solidarietà dall’intera città». La partecipazione infatti è trasversale, dall’azienda Teapak alle associazioni locali come Ilab, Sportivamente, ma anche le scuole primarie Rodari e il salone Nuovaimmagine parrucchieri. Fino a singoli cittadini, come l’occasione delle nozze di due imolesi o la donazione in ricordo di Jesohn Minguzzi da parte degli amici.

Il cantiere

I lavori sono cominciati a fine settembre e prevedono l’unione di due stanze per creare un alloggio quanto più confortevole: «Dovrebbero durare un mesetto – spiega la Penazzi, che sottolinea quanto siano importanti le donazioni –. Il costo totale si aggira sui 50mila euro perché servono vari interventi: stiamo rifacendo gli impianti, i pavimenti, il bagno, i controsoffitti, senza contare le opere di consolidamento». Si può donare utilizzando l’Iban e la causale indicata nella pagina dedicata alla Camera delle mamme sul sito dell’Ausl (www.ausl.imola.bo.it/camera_mamme).

L’alloggio potrà ospitare 2, al massimo 3 donne, in linea con gli obiettivi che si pone. Le ragioni le hanno spiegate la stessa Ausl di Imola e la dottoressa Laura Serra, direttrice del reparto di pediatria, sulla pagina. «L’affaticamento legato al travaglio e al parto, la nascita che è un momento straordinario ma emotivamente stressante e le modifiche ormonali determinano in molte madri uno stato malinconico denominato “baby blues” o “maternity blues” che raggiunge il picco 3 o 4 giorni dopo il parto, amplificato in caso di ricovero del neonato». Perciò «l’obiettivo è creare un luogo che ricordi una casa e allontani il pensiero dell’ospedale. Infatti c’è un cucinotto e il bagno è spostato rispetto alla solita posizione a lato dell’ingresso – spiega la Penazzi –. Ho studiato a lungo i colori e i materiali perché si lavora con le emozioni. Il pavimento sarà ricoperto per avere un effetto parquet più caldo, un arco a tutto sesto mostra linee morbide. È tutto finalizzato a creare un ambiente confortevole e altro rispetto all’ospedale».

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