Imola, Ausl: “Una variante imolese che ci porta verso l’arancione”

IMOLA. Poche settimane ancora e sarà un anno dal giorno in cui il territorio imolese toccò con mano cosa volesse dire «zona rossa”. Lo visse sulla propria pelle Medicina, all’apice di un fenomeno all’epoca pressoché ancora sconosciuto, la pandemia. Ora, Imola riguadagna un primato statistico regionale di contagiosità che la mette a rischio. «Non stiamo parlando della stessa cosa che accadde un anno fa a Medicina –puntualizza il direttore sanitario dell’Ausl Andrea Rossi –, ma certo nelle ultime settimane abbiamo visto la curva dei contagi ricominciare a salire in fretta». A sforare quota 100 qualche giorno fa, ieri arrestarsi poco prima, a 94.
A mettere al centro del mirino Imola è il cosiddetto indice Rt, che ci dice quante persone possono essere contagiate da una sola persona in media e in un certo periodo di tempo in relazione all’efficacia delle misure restrittive. Convenzionalmente sopra l’1 scatterebbe la zona rossa. E Imola è sopra.
«Nel report della Regione del 9 febbraio scorso, e che viene aggiornato ogni martedì (quindi oggi, ndr), l’Rt di Imola era all’ 1,26, mentre il dato globale regionale si attestava sullo 0,94. In questo dato è diluito anche quello imolese, ma a guardare numero per numero purtroppo sì siamo in testa».
E oggi lo saremo ancora? Questo cosa determinerà?
«Lo sapremo all’ultimo momento, ma sopra l’1 Imola c’è da tre settimane e poiché abbiamo visto i contagi crescere ancora potrebbe essere verosimilmente aumentato. Un dato medio però secondo me ha un valore basso, specie con questo tipo di virus. Le curve sono quelle che ci stanno indicando che il contagio è cambiato e ci fa sospettare nuove varianti virali. Vediamo il tasso di positività sui tamponi fatti aumentare, è passato in una settimana dal 6% al 9%. Così come è aumentato il numero dei sintomatici, dal 51 al 58%, dato di oggi».
Quindi le restrizioni in atto non bastano? È il caso di irrigidirle?
«Questo non compete a me, comunque da giallo a rosso in mezzo c’è anche altro. Posso dire che sembra esista una sorta di “variante imolese” del virus che lo rende oggi molto contagioso, ma che produce conseguenze gravi percentualmente minori che altrove. Questo a voler essere ottimisti e a guardare anche dati positivi, ovvero il tasso di ospedalizzazione cresce di poco e rappresenta il 5% sul totale dei casi attivi, in linea con il dato regionale, mentre il tasso di mortalità è più basso: a Imola l’1,59 per mille e in regione il 2,2 per mille. A voler essere pessimisti però, potremmo solo essere in ritardo, nel senso che ora vediamo i contagi crescere ma gli effetti arriveranno poi fra qualche settimana ancora».
Quindi Imola, se passerà l’idea di lockdown localizzati, dovrebbe essere almeno arancione?
«Se dovesse confermarsi per questa settimana il trend delle ultime quattro, provvedimenti più restrittivi potrebbero scattare, il virus circola meno se circolano meno le persone, come sempre. Ma soprattutto serve il vaccino. Ad esempio noi dal 25 gennaio, dopo che abbiamo vaccinato la stragrande maggior parte dei nostri operatori sanitari, fra di loro non abbiamo più registrato nuovi casi».

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