Imola, 5mila accessi in più al Pronto soccorso rispetto al 2021

Quest’anno saranno oltre 5.000 in più del 2021 gli accessi al Pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Scaletta di Imola, di cui oltre la metà con codici di minore complessità.

Una situazione di non facile gestione nonostante «la situazione dell’organico per l’Area di emergenza-urgenza di Imola sia ben lontana dai contesti più problematici presenti in regione, dove in media si registra una carenza di medici rispetto al personale previsto del 40% – spiega il primario del Pronto soccorso Rodolfo Ferrari –. A Imola mancano più infermieri che medici a dir la verità, ma non siamo messi male come altrove. Non si può dire che sia un’isola felice, però diciamo discreta».

La questione per Ferrari non può essere liquidata imputando il problema solamente ai troppi accessi e puntando il dito verso chi abusa del Pronto soccorso per questioni non urgenti. «È molto difficile misurare l’appropriatezza di una richiesta. Spesso chi si rivolge a noi è perché non ha trovato risposte altrove. Bisogna investire su di noi, formare il personale per creare una continuità assistenziale e informare la cittadinanza».

Qualche numero

Se le cifre degli accessi possono rappresentare solo una faccia della medaglia, certamente aiutano a capire l’ordine di grandezza della questione. Se nel 2021 ci sono stati 40.500 accessi, da gennaio fino a ieri al Pronto soccorso si sono presentate 44.548 persone. A 3.009 (6,8%) è stato assegnato un codice bianco, a 21.898 (49,2%) un codice verde, a 14.246 (32%) un codice azzurro, a 3.384 (7,6%) un codice arancione e a 1.499 (3,4%) un codice rosso. Numeri che rappresentano quotidianamente una mole rilevante di lavoro.

«Solo lunedì (5 dicembre, ndr) abbiamo avuto 162 pazienti – esemplifica Ferrari –. La settimana scorsa ne abbiamo accolti 1.027, di cui i codici arancioni e rossi, per noi la maggiore emergenza-urgenza, erano in totale meno del 13%, i codici azzurri sopra al 30% e i minori, verdi e bianchi insieme, erano il 57%».

I codici

I colori non rappresentano solo la gravità ma «l’ordine di priorità anche in base alla complessità del caso – precisa Ferrari –. Alcuni pensano ancora che il ticket si paghi perché il codice è basso ma i colori servono a regolare la fila. Anche i codici azzurri sono complessi perché si valorizza la fragilità del paziente, magari anziano o oncologico. In un contesto di popolazione anziana vanno aumentando i pazienti cronici riacutizzati che presentano quadri complessi».

Da quando a ottobre scorso i codici sono stati riformati secondo Ferrari «si è alzato il livello delle competenze infermieristiche necessarie e quindi della formazione. Non limitarsi ai concetti di priorità e gravità introducendo quello della complessità, inclusa la fragilità, credo abbia reso la valutazione più specifica e personalizzata. Vero è che per fare le cose a livello più alto è necessario anche più personale».

Il personale

L’organico è l’altra faccia della medaglia. «Da anni c’è una fuga dall’emergenza-urgenza. È un lavoro che non attira, a volte frustrante, per cui non si riconosce il lavoro usurante – spiega Ferrari –. Speriamo negli specialisti anche se metà delle borse è andata vacante e quest’anno gli specializzandi in Italia sono 4.000, 1.000 in meno del 2021».

La risposta però per Ferrari, d’accordo con il direttore generale dell’Ausl Andrea Rossi, non è creare dentro all’ospedale ambulatori a bassa complessità: «Non credo serva “prendere” medici dalla continuità assistenziale, anch’essi in difficoltà, verso l’ospedale quanto piuttosto condividere percorsi e una formazione sul territorio», conclude.

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