Il “Wrestling” del cesenate Gobbi al Vidia Club

I suoi brani sembrano sospesi tra un realismo tangibile, fatto di immagini, volti e luoghi e una poetica visionaria. Il cantautore cesenate Giuseppe Gobbi, in arte Gobbi, è attualmente in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali con il nuovo singolo Wrestling (e il relativo video), il primo dopo aver firmato un contratto di licenza con Virgin Music Label & Artist Services e un contratto da autore in esclusiva con Warner Chappell Music Italia S.r.l.

Giuseppe Gobbi nasce a Cesena nel 1997. Ha collaborato con il Corriere Romagna scrivendo di calcio dilettantistico locale. Suo padre Pierfrancesco, conosciuto anche come Fosforo, musicista romagnolo ed ex concorrente di Sarabanda (programma televisivo condotto da Enrico Papi), negli anni Ottanta aveva una cover band degli Spandau Ballet e suo figlio Giuseppe, la scorsa estate ha aperto il tour di Tony Hadley, il loro leggendario frontman.

Dopo una pausa discografica in cui ha messo sempre più a fuoco la propria poetica fatta di ironia e sensibilità il cantautore cesenate, diventato virale con il brano Bologna merda, è pronto a mostrare, in questo singolo, un lato più raffinato e profondo di sé. Oggi sarà ospite insieme ad altri colleghi al Vidia Club di Cesena per la serata “Natale nella Vallata rock” dedicata ai migliori autori emergenti.

Prodotta da Giordano Colombo, Wrestling racconta l’incontro di due anime in continuo movimento, prima legate, poi slegate, poi di nuovo unite, forse nel ricordo o forse nel presente.

«Questa canzone è una “chokeslam” (mossa di wrestling) che ti soffoca di passato e poi ti mette al tappeto col presente. Una storia d’amore rappresentata dal contrasto degli effetti speciali dello show di entertainment americano e dall’intimità di chi si mette a nudo davanti ad una scelta sbagliata», spiega il cantautore.

Gobbi, come nasce Wrestling?

«Nasce durante la pandemia e racconta un Gobbi forse un po’ diverso. Scritto, a mio personalissimo parere, con più mestiere e meno spontaneità, è comunque un brano che mi rispecchia profondamente, racconta semplicemente una versione di me più recente. Del resto sono giovane, e quindi in continua evoluzione».

E l’idea di accostare una storia d’amore alla lotta?

«Come tutti i bambini che negli anni 2000 avevano 10 anni ero un super fan del wrestling americano, chiedevo a mio babbo di abbonarsi alle pay tv per non perdermi lo spettacolo anche se non avevo il fisico da wrestling, ma in compenso mi sfogavo su mia sorella di 4 anni. A parte gli scherzi il wrestling alla fine è un tipo di intrattenimento che si basa tanto sulla scenografia, su un modo di recitare artificioso; mi è sembrata una bella metafora per parlare di una storia d’amore».

Chi è diventato oggi Gobbi?

«Fino ad ora sono usciti brani che raccontano la dimensione più grezza di me, ma oggi sono cambiato, tutto questo tempo mi ha permesso di affinare il mio modo di scrivere».

È rimasto fedele comunque alla sua scrittura vivida e all’immancabile vena ironica.

«Mi piace trasmettere immagini ben definite, che si possono vedere al microscopio. Mi piace entrare nel dettaglio, raccontare cose che si possono immaginare concretamente. La vena ironica poi è sempre il mio tratto distintivo».

Cosa prova al suo primo contratto con una casa discografica importante?

«Mi rende veramente tanto felice, sono entusiasta solo per il fatto che questa cosa sia potuta succedere. È importante comunque che ci sia una base solida dietro».

Sente anche una maggiore pressione?

«Alla fine i discografici si sono dimostrati super volenterosi e molto sinceri. Il mio stato d’animo è positivo. Questo percorso insieme voglio farlo avendo più responsabilità possibili».

Nemo profeta in patria: è così anche per lei quando torna nella sua Cesena?

«In realtà ogni volta che torno ricevo un’accoglienza davvero caldissima, in tanti mi dicono di non vedere l’ora di venirmi a sentire. Attualmente vivo a Milano e moltissimi dei miei amici sono lì, ma quando torno a Cesena riscopro un calore indescrivibile. E questa è la conferma che mi spinge a continuare su questa strada con grande entusiasmo».

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