Il violinista Uto Ughi in concerto a Rimini e Forlì

Doppio ritorno concertistico per Uto Ughi sotto l’egida di Emilia Romagna festival. Il celebre virtuoso violinista sarà in scena il 20 agosto alle 21.30 all’Arena Sgr in piazza Tre Martiri a Rimini per inaugurare con l’Orchestra Uto Ughi and Friends la 42ª edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli, eseguendo le “Quattro stagioni” di Antonio Vivaldi. Con il sostegno di Intesa Sanpaolo, Comune di Rimini, Sgr, accompagnato da un ensemble d’eccezione di sedici musicisti, il violinista farà precedere l’esecuzione dall’ascolto dei sonetti che lo stesso Vivaldi scrisse come introduzione di ciascuno dei quattro concerti. (Info: 054178310 e Vivaticket. Posto unico euro 16.50).

Il 21 agosto a Forlì

La sera del 21 agosto invece appuntamento alla stessa ora all’Arena San Domenico di Forlì per il concerto di Ughi in duo con la pianista Elena Matteucci. Allieva di Fausto Di Cesare al Conservatorio Santa Cecilia in Roma, Matteucci è presente in molti festival cameristici internazionali, collaborando con grandi artisti quali il violista dell’Emerson Quartet Laurence Dutton, Julie Albers ed altri. Saranno eseguite musiche di Vitali, Brahms, Dvořák, Sarasate (in caso di maltempo al duomo, ingresso intero 25 euro, ridotto over 65 e fino a 25 anni 18 euro. Gratuità fino a 10 anni). Il concerto si svolgerà con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì, Romagna Acque Società delle Fonti. Uto Ughi è stato nominato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri quale presidente della commissione incaricata di studiare una campagna di comunicazione a favore della diffusione della musica classica al pubblico giovanile.

Maestro, qual è l’importanza delle musica dal punto di vista sociale ed educativo? È quel “Coraggio di dire io” che è il titolo del Meeting di Rimini 2021?

«Occorre sentire il dovere di tramettere agli altri la naturale propensione alla bellezza rappresentata dalla musica. L’arte è sempre una ricerca continua di affinamento, di bellezza, di espressione ed eleganza. I Paesi che oggi sono più attenti alla musica sono quelli dell’Estremo Oriente, dove ci sono tante orchestre giovanili, di bambini, di ragazzi, così come in Venezuela con quanto di straordinario ha fatto il ministro Abreu perché si insegnasse a far musica anche nei quartieri più poveri, come per attuare una forma di riscatto sociale. In Italia da questo punto di vista abbiamo molto terreno da dissodare, specie nelle scuole, mentre sono vigenti leggi assurde come quella che parifica l’ingresso ai Conservatori a quello ai corsi universitari. Un errore grandissimo, poiché si deve iniziare a far musica dalla prima infanzia. Suonare uno strumento significa lavorare per un futuro migliore».

Lei ha sottolineato come le “Quattro stagioni” di Vivaldi siano un importante esempio di musica figurativa, che aiuta a sviluppare l’immaginazione visiva e auditiva. La musica dovrebbe entrare a far parte della nostra cultura a partire già dalla scuola?

«La musica arriva molto di più ai giovani se gestita come immagine. C’è bisogno di qualcuno che spieghi la musica offrendo stimoli che aiutino a seguirla. A me piace dare spiegazioni, non troppo lunghe, dare qualche informazione sul periodo storico, sulla funzione estetica, sui motivi di ispirazione dei brani, come faceva nei suoi celebri programmi televisivi Leonard Bernstein».

Lei ha citato altresì, a proposito della capacità della musica di andare oltre le barriere politiche e ideologiche, l’importante esempio rappresentato dall’iniziativa di Daniel Barenboim, che ha creato un’orchestra formata da israeliani e palestinesi «che in nome della musica si siedono davanti a un leggio e condividono la stessa bellezza».

«È la ricerca continua delle espressività, della bellezza, dell’armonia, che unisce e fa “accordare” le persone. La musica è l’unico grande linguaggio universale. Ascoltare e fare musica è una lezione di socialità e aiuta la comprensione tra i popoli. Diventa strumento di amicizia e collaborazione, lavorando insieme».

Quale valore anche ideale assume, dopo il lungo fermo causato dal covid, riportare la musica a contatto del pubblico?

«Questo covid è stato tremendo. La musica ha cessato di esistere per un anno e mezzo. Un’interruzione che si spera non si ripeta più. Forse la mancanza di musica avrà generato una necessità per il pubblico di ritrovarla e di ritornare ad ascoltarla come prima. Come disse Mahler, “La tradizione è adorare il fuoco, non custodire le ceneri”. È sentire il desiderio di partecipare».

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