“Il vento in faccia”, la vita tormentata di Sebastiano Nela

“Sparai al pusher della mia ex moglie”. In una intervista di qualche mese fa a “Leggo”, l’ex difensore della Roma, Sebastiano Nela ha aggiunto un particolare inquientante in più di una storia personale che ha deciso di raccontare nel libro ‘Il vento in faccia e la tempesta nel Cuore’. “Erano tempi difficili. Avevo solo rabbia. Lo incontrai, provò ad aggredirmi e gli sparai a una gamba. L’ho lasciato lì. A terra. Ero esasperato. Ho voluto raccontarlo per far capire che anche uno che in campo sembrava superman fuori è vulnerabile. Come tutti”.

Nel libro scritto insieme al giornalista Giancarlo Dotto (edizioni Piemme, 160 pagine, 17,50 euro) Nela si mette a nudo come non mai aveva fatto, prima di tutto davanti a se stesso. ‘Il vento in faccia’, parla di vittorie, sconfitte, l’abbraccio dei tifosi, gli amori sfortunati e, da ultimo, la malattia come grande sfida da vincere, l’ex terzino giallorosso si racconta senza compromessi. “La vita per come gli si è rivelata, alla sua anima delicata dentro un corpo da guerriero: il vento in faccia e la paura che questo vento un giorno smetterà di soffiare”, scrive Dotto nell’introduzione. “Picchia Sebino!” lo incitavano allo stadio: è arrivato il momento di raccontare come Sebastiano è stato picchiato. “L’incredibile Hulk”, altro soprannome coniato dai tifosi che lo hanno visto sfrecciare e lottare in campo per un quindicennio, si strappa per l’ultima volta le vesti e si trasforma nell’opposto di un supereroe. E, proprio per questo, in un eroe definitivo e definitivamente credibile”.

“Il vento in faccia” è un viaggio spericolato tra vittorie e soprattutto sconfitte, gli applausi dello stadio e gli sfregi del destino, l’abbraccio dei tifosi e gli amori sfortunati, l’impeto e le debolezze, la salute prorompente e la malattia spaventosa, la gioia impossibile da manifestare e quelle lacrime che non bisogna vergognarsi di versare in pubblico. Sebastiano è uno strano impasto di uomo, gentile e insieme selvaggio. In conflitto permanente con se stesso. Ha visto e vede la morte negli occhi, se ne frega dei convenevoli. “La partita più tosta, più ignorante della mia vita? Contro il cancro al colon, un nemico sconosciuto”.

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