Alla terza multa per eccesso di velocità, gli autovelox erano diventati un’ossessione. “Le macchinette”, così li chiamavano mentre si spostavano di notte lungo tutta la Romagna ad assaltare bancomat. E proprio dai loro sfoghi telefonici, iniziati dopo la raffica di sanzioni transitando sulla Standiana, accanto a Mirabilandia, i carabinieri del nucleo Investigativo hanno ricostruito non solo il percorso del primo colpo (quello che la notte del 4 luglio scorso ha fruttato 18mila euro al Credito Cooperativo ravennate e imolese di San Pietro in Vincoli) ma anche chi vi aveva preso parte.
“Non prendiamo le multe … Sempre là … dove sono le giostre … non vedemmo la macchinetta”. Al telefono, a tenere le fila della banda accusata di avere messo a segno nello scorso anno almeno sette colpi, c’era sempre la 33enne napoletana Filomena Esposito, l’unica del gruppo criminale foggiano a risiedere a Rimini. Grazie anche a una fedina penale immacolata, faceva da basista ai “trasfertisti”, Francesco Lo Spoto, 36 anni, Natalino Di Dio, 21, Emanuele Caposeno, 29, Ricco Maffei, 23, Nunzio Mangiacotti, 48, Claudio Cangio, 46 e Giuseppe Perdonò, 33. Aveva intuito che tutte quelle multe sarebbero state un problema, al di là dei “tre punti sulla patente … perché invece di fare i 50 facevamo i 70”. Alla fine però, oltre alle immagini raccolte dalle telecamere dislocate sulle strade delle tre province romagnole, sono state quelle stesse telefonate a collocare i singoli indagati nei blitz esplosivi fruttati complessivamente circa 100mila euro e culminati lo scorso 22 settembre con l’arresto di sei fra gli otto membri della banda.
La basista e i familiari in hotel
Il ruolo della donna emerge nelle conversazioni intercettate e finite nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti su richiesta del sostituto procuratore Stefano Stargiotti. Per mettere a segno il furto alla Banca Malatestiana di Coriano, aveva preferito mandare in albergo a Viserbella i familiari per ospitare in casa i complici in modo tale che i loro nomi non figurassero nei registri delle locali strutture ricettive. Finito il turno come cameriera in un ristorante riminese, era rincasata per poi passare alla seconda “occupazione”, che quella notte aveva portato a un bottino di 8.500 euro.
Il complice “troppo grasso”
Non mancavano le osservazioni su altri errori commessi nei precedenti colpi esplosivi, messi a segno con il metodo della “marmotta”: tra questi, la scelta di un membro del sodalizio, “quello grasso” avevano commentato riferendosi a Perdonò, “il pistolero” già denunciato per un video di auguri di buon anno sparando al cielo con dedica alla «malavita di Foggia». Dopo averlo coinvolto una volta, perché aveva insistito molto (“si era messo a martello”), si erano ripromessi di non chiamarlo più (“non ce la faceva proprio … tra poco gli veniva un infarto … non puoi fare un lavoro come questo, perché qua devi correre, devi essere agile”.
La svista del giornale
Il primo passo falso, però, gli indagati lo leggeranno forse nell’ordinanza che ha disposto il carcere per tutti. Cioè due fogli del Giornale di Puglia, lasciati nell’auto rubata per compiere il primissimo assalto, quello avvenuto a Mensa Matellica il 18 gennaio 2020 (11mila euro rubati), prima che il lockdown della prima fase della pandemia imponesse una pausa, provvisoria, a un’instancabile attività criminale.

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