Il teorema di Angelo Rea

Da dove si comincia? Beh, dal risultato della domenica, per forza, con l’Entella che ha vinto 3-1 confermandosi più forte.
Ah sì? Grazie: facile così”.
Ecco il pensiero tipico che gravita nella testa del socio medio del Cesena.

In questi mesi sono arrivati gli applausi perché si vincevano le partite. Bella forza, così sono capaci tutti. C’è un calcio che non è sostenibile, qui si dà per scontato che si chiuda il bilancio in rosso e poi si debba ripianare. È un concetto assurdo per qualsiasi imprenditore onesto: aprire un’attività sapendo che andrà in perdita. Il tifoso e chiunque ci giudica dovrebbe avere la maturità di andare oltre il risultato. Qui si guarda al centesimo, si punta su strutture e giovani. Poi se la prima squadra vince la domenica, il nostro è proprio un bel progetto, se invece perde, in società siamo dei taccagni incapaci”.
Il problema è che si confondono i tifosi e la critica con gli azionisti. Avete mai visto uno striscione in curva con la scritta: “Complimenti per il bilancio chiuso in pareggio”? Oppure: “Onore al relativo impatto degli ammortamenti”? O ancora: “Sgravio Irpef uno di noi”?. Mai, nemmeno nei posti più svizzeri del calcio italiano come Sassuolo o Cittadella.

Il paradosso resta a monte, come no, con regole che spiccano per la loro assenza. Il calcio di vertice è al collasso e pensa alla Superlega per aumentare i ricavi anziché alle riforme per limitare i costi. Ma se in un campionato professionistico come la C non c’è un vero tetto salariale (mancanza gravissima) non è mica colpa dei tifosi o della critica. L’unico vero onere è legato al monte ingaggi: se superi il milione lordo di stipendi, devi garantirli con una fideiussione pari al 40% dell’eccedenza. E se hai soldi, tanti soldi, sei libero di spenderli tutti, poi spunta sempre qualcuno che i tanti soldi semplicemente se li inventa.
La C è lo stesso campionato dove (per fortuna) fare giocare i giovani è una possibilità e non un obbligo: se scegli la politica dei giovani come fonte di guadagno, devi avere i giovani bravi, altrimenti la classifica non ti premia. Appunto: la classifica. Nei campionati non dilettantistici, si comincia per forza da quella e mica vale solo per il calcio. Se la Ferrari mettesse l’impianto gpl in nome del risparmio e di una svolta ecologica, sul momento prenderebbe pure qualche applauso, poi alla terza gara da pluridoppiata si passerebbe ai pomodori.


Ettore Rognoni, il figlio del Conte, ama ripetere che il dirigente ideale del Cesena dovrebbe essere odiato dai tifosi, soprattutto in estate al calciomercato. È in tarda primavera che il suddetto dirigente deve prendersi la rivincita, sbattere in faccia conti e classifica e dire: “Visto? Avevo ragione io”.
Si vogliono i complimenti per la gestione al di là dei risultati? Finché il Cesena non torna a casa, non succederà. Il Cesena in C dà fastidio a chi segue il Cesena e non è mica presunzione, è qualcosa di diverso: è il disagio di abitare in una casa che non è tua. La casa del Cesena è la Serie B, magari con qualche puntata nel superattico: in Serie B, una politica societaria coerente come quella attuale potrà essere apprezzata anche oltre il risultato. In Serie C no, prima verrà sempre il risultato. Quindi non resta che provare a vincere valorizzando al massimo quello che si ha, applicando il teorema di Angelo Rea.
Quale era il teorema? Campionato 2003-2004 in C, Angelo Rea (oggi procuratore emergente) sta guadagnando spazio nel Cesena di Fabrizio Castori come prima riserva di Riccardo Bocchini e Maurizio Peccarisi e pure come solida alternativa da terzino sinistro. In quel gruppo che conquisterà la B nel Vietnam di Lumezzane c’erano anche rincalzi esotici come l’inquietante difensore Stefano Mundula, il fratello d’arte Adriano Fiore a centrocampo e la punta Giordano Meloni in attacco, uno che sfondava reti in Primavera, molto meno in prima squadra. Quello era un gruppo vero dalla testa ai piedi e lo fece capire Rea al termine di una intervista dell’epoca. Queste le ultime due domande e le relative risposte.
Il calciatore più forte in Italia?
“Facile. Paolo Maldini”.
Il calciatore più forte in Europa?
“Facile. Giordano Meloni”.

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