Il teatro Stignani di Imola protesta accendendo le luci

La nuova stagione di prosa era pronta, gli abbonati confermati superavano ancora una volta quota 1900. Otto spettacoli in cartellone, dieci repliche ciascuno. Ma il teatro non riapre.

«È passato un anno esatto da quando abbiamo chiuso, e restiamo chiusi. Ce lo hanno comunicato in una riga. Ormai non si capisce più se si tratti di un atteggiamento iper prudenziale o se invece è solo disinteresse, dal momento che contagi nei teatri non ne risulta nemmeno uno. Il prolungamento della chiusura è arrivato come una mazzata, per di più ingiustificata, quando eravamo pronti a ripartire in piena sicurezza, avendo fatto un lavoro certosino per garantire il distanziamento, compreso l’aver portato le repliche a sei a dieci. Tutto a zero, la prossima settimana torneremo a Roma e vedremo se qualcosa si muove».

Il direttore del teatro comunale di Imola Ebe Stignani, Luca Rebeggiani, è più che amareggiato, ma guarda oltre e intanto aderisce alla protesta pacifica nazionale “Facciamo luce sul teatro!” sperando in uno spiraglio per il dopo Pasqua, che potrebbe consentire la messa in scena di almeno due spettacoli. Uno sarà Arsenico e vecchi merletti saltato nella passata stagione, mentre l’altro è in corso di definizione.

Lo Stignani si riaccende

Intanto è partito l’invito agli imolesi, agli abbonati dello Stignani e a chi lo frequenterebbe, e sono tanti (a ottobre alla riapertura estemporanea per la ripresa dello spettacolo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte i posti sono andati bruciati), a presentarsi lunedì prossimo 22 febbraio tra le 19.30 e le 21.30 all’ingresso del teatro che per l’occasione si accenderà come fosse la sera di una prima.

«Una protesta silenziosa ma tangibile, nel rispetto delle normative, per accendere la luce per il teatro e per chiedere che i lavoratori dello spettacolo non siano lasciato soli», commenta per parte sua l’assessore alla Cultura Giacomo Gambi.

«Rubo una frase di un mio collega direttore in un altro teatro della zona: “I teatri, chiusi, si ammalano” – aggiunge Luca Rebeggiani –. Può sembrare una frase retorica ma non lo è. I teatri si ammalano perché non hanno pubblico. I teatri di tutta Italia sono spenti da un anno, hanno perso la loro funzione di piazze aperte sulla città, motori emotivi e culturali della vita di una comunità. Abbiamo quindi sposato con entusiasmo questa iniziativa. Chiunque voglia dare il suo contributo ad accendere il nostro teatro è benvenuto».

La richiesta a chi parteciperà è quella di lasciare una traccia scritta, un pensiero che si potrà scrivere in un registro che sarà presente nell’atrio. «Chi vuole può anche preparare la sua testimonianza su un foglio che saremo pronti a conservare – dice Rebeggiani –. Ci è necessaria una traccia scritta che testimoni la solidarietà e l’affetto del pubblico imolese nei confronti del suo teatro. In ogni caso smettiamola col muro del pianto, dobbiamo progettare e muoverci, intanto lunedì sera il teatro lo accendiamo, come tutte le sere in cui accoglieva il suo pubblico».

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