Il boom della distribuzione e produzione di cinema in video di questo anno pandemico ha portato alla nuova nata IWonderfull, piattaforma streaming di video on demand di I Wonder Pictures. Tra i docufilm appena usciti sulla piattaforma c’è anche il sorprendente “Almost nothing. Cern: la scoperta del futuro”, realizzato dal collettivo emiliano-romagnolo Zimmerfrei. Venerdì 8 gennaio alle 20.30, in diretta su IWonderfull e in 50 sale del circuito “Iorestoinsala”, “Almost nothing” viene presentato con gli autori e alcuni scienziati del Cern.

Ci sono voluti 4 anni ai Zimmerfrei per portare a termine un’opera di 75 minuti, importante coproduzione Francia-Belgio-Italia. Insieme ai colleghi Anna Rispoli e Massimo Carozzi, la regista Anna De Manincor è penetrata nella “cattedrale sommersa” di Ginevra in modo insolito. Il collettivo non si è limitato a spiegare studi o scoperte di quella città della scienza; ha voluto raccontare il mondo varcato quotidianamente da 10mila addetti.

«È stata una lunga lavorazione – spiega De Manincor – per l’imponenza del progetto, ma ha portato molti frutti. Il film in Francia è stato trasmesso dalla tv di Stato, in Italia l’ha acquistato Sky, ma ancora non l’ha trasmesso».

«Al Cern – si dice nel film – non importano nazionalità, né religione; togli queste due cose e un gruppo diventa civilizzato».

Anna, in che modo Zimmerfrei ha preso familiarità con il Cern?

«Abbiamo cercato di conquistare la fiducia di coloro che lavorano in quella cittadella di ricerca avanzata. Durante le riprese gli scienziati si mettevano al nostro fianco piuttosto che ribattere alle nostre parole. “Almost nothing” dichiaratamente si interessa all’esperimento sociale del Cern: costruire una micro città che ha una missione; ma avviene in modo orizzontale per quanto riguarda provenienza e forza economica dello Stato da cui si proviene. “Non c’è differenza fra un atomo russo, americano, o iraniano – commenta uno dei protagonisti –, gli atomi sono tutti uguali”».

Il titolo può sembrare una provocazione, nel film lo si cita con ironia. È nel “quasi niente” (“almost nothing”) il senso del film?

«Il titolo coglie più aspetti, a cominciare da quello scientifico. Si passa dalla macchina più grande del mondo, Atlas, la cattedrale sommersa, che serve per fotografare le particelle più piccole, alla ricerca sulla struttura del vuoto. Un vuoto che in realtà è pieno di una cosa che è quasi nulla, come è il Campo di Higgs. Un “niente” che permette la formazione della materia. “Quasi nulla” è anche un tramite del linguaggio narrativo per esprimere il linguaggio matematico del Cern, l’unico a essere compreso e parlato dalle persone che stanno lì dentro. È una comunità che si ritrova tutti i giorni in una caffetteria, che entra ed esce da capannoni, ma ciò che condivide è il sottoterra della cittadella con i suoi dati, analizzati dai 10mila che fisicamente lavorano lì, e dai 50mila che vi lavorano da Ginevra e da altri Paesi, tutti collegati tra di loro».

Zimmerfrei è un collettivo attivo già da vent’anni. Almost nothing porterà a cambiamenti nel vostro lavoro? «La forma mista tra installazione e cinema sperimentale, tra spettacolo dal vivo e media audiovisivo, ci appartiene. La coproduzione del film ci ha fatto maturare nella relazione con altre comunità. Ci siamo resi conto che, tenendo duro, una produzione più industriale permette di raggiungere ambiti a noi proibiti se soli. L’opportunità della nuova piattaforma IWonderfull è di fare vedere il film a qualcuno che non potrò mai incontrare, né che mi assomiglia. In primavera arriverà “Saga”, film in 4 puntate su due anni di vita di 4 adolescenti a Bologna provenienti da altri Paesi». C.R.

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