Come sta l’artigianato riminese in piena seconda ondata da coronavirus? Male, ma non malissimo, si potrebbe dire facendo il verso al noto tormentone estivo di Shade. È quanto emerge da una panoramica fra presente e futuro a cura del segretario provinciale Massimo Crociati, che contestualizza su scala locale i diversi aspetti emersi dall’indagine congiunturale realizzata da Camera di Commercio e Unioncamere Emilia Romagna con riferimento al terzo trimestre del 2020.

Crociati, l’analisi parla della peggior recessione di sempre in regione per l’artigianato nell’industria e nelle costruzioni: quale è il quadro del nostro territorio?

«Una premessa è d’obbligo: il settore costruzioni qui da noi era purtroppo già in forte crisi da prima del virus, da anni, anche oltre la media nazionale. Il problema vero è che nel comparto edilizia si contava molto sul superbonus al 110%, visto che è riferito prettamente a privati e condomini (con l’aria che tira, sulle manutenzioni di alberghi o ristoranti c’è poco da stare allegri), ma non è stato così per la solita eccessiva burocrazia italiana: servono infatti sei-otto mesi solo per le verifiche di conformità e in un condominio di 30 appartamenti basta ad esempio che uno abbia fatto una veranda o chiuso un terrazzo che deve rimuovere o sanare per tenere bloccato tutto. Speriamo che in primavera possano partire un po’ di cantieri perché a oggi è davvero praticamente tutto fermo».

E qui quale è la situazione demografica delle imprese? La tenuta c’è?

«Sui numeri delle aziende starei un po’ più cauto perché con il termine di 30 giorni per le comunicazioni di cessazione alla Camera di commercio il dato reale lo avremo solo a fine gennaio visto che in diversi fanno le valutazioni a fine anno. Sono questi i giorni caldi, anche se a onor del vero non colgo un grande movimento in questo senso».

Quali azioni state mettendo in campo per i vostri associati?

«Abbiamo istituito servizi specifici per aiutarli nel disbrigo delle operazioni burocratiche figlie dei Dpcm che escono spesso e volentieri il venerdì sera: sul superbonus edilizia serve ad esempio un insieme di tecnici e ci siamo strutturati con professionisti esterni che possono seguire la pratica dall’inizio alla fine».

E cosa chiedete invece al governo?

«A parte stanziare in tempi celeri i ristori per sostenere il reddito, cosa che mi pare oramai banale e implicita, auspichiamo che vada anche verso soluzioni strutturali: uno dei problemi della lezioni in presenza a scuola sono i trasporti scolastici? Bene, noi abbiamo tutto un settore, quello del trasporto locale da integrare con quello pubblico, che è fermo, in sofferenza e da cui si può attingere. Di pari passo all’intervento di sostegno devono esserci iniziative di prospettiva, così da non rincorrere solo l’emergenza tappando un buco oggi per poi vederlo riaprire domani».

Quali sono i settori più colpiti e quelli che stanno resistendo meglio?

«Sul nostro territorio la stagione estiva ha aiutato a contenere i danni e, visto il meteo, senza scuole la si sarebbe potuta prorogare fino a ottobre. In autunno qui molte attività stagionali sono chiuse, gran parte del comparto turistico solitamente è fermo (dicembre a parte fra Capodanno e gite scolastiche) e la seconda ondata l’abbiamo sofferta di meno del resto della regione. La cartina di tornasole diventerà la Pasqua, lì deve esserci il vero giro di vite e confidiamo molto sui vaccini. Anche se qualche dubbio ce l’ho, perché per avere una copertura decente occorrerà aspettare aprile-maggio. Poi l’estate preoccupa di meno e a settembre-ottobre dovremmo finalmente esserci».

Dalle vostre analisi quando è preventivabile l’attesissima ripresa e che 2021 dobbiamo aspettarci?

«Penso purtroppo che per questi primi mesi andremo avanti ad aperture, chiusure e zone colorate, anche perché mi pare che a Rimini il dato sui contagi è tutt’altro che incoraggiante. Ma la nostra economia è basata per gran parte su quei sei sette mesi di stagione e la chiave saranno come detto la primavera e l’estate: d’inverno si hanno lavori di manutenzione solo se bagnini e alberghi hanno lavorato».

Un’ultima curiosità: cosa ci lascerà in eredità quest’annata terribile?

«Nella tragicità sanitaria ed economica del Covid-19, ci sono per fortuna anche note che obtorto collo potremmo definire positive. Due su tutte. Molti si sono dovuti buttare sul digitale e nella ristorazione è esploso il delivery che da noi era quasi sconosciuto, tanto che diversi hanno continuato a proporlo anche in zona gialla perché hanno visto che fornisce margini di guadagno. Penso quindi che qualcosa ci resterà e pur essendo amanti della socialità ci porteremo dietro un mutamento radicale di certi aspetti della vita lavorativa quali ad esempio smart working e videoconferenze che ci hanno fatto ridurre di molto i tempi operativi e che penso in tanti continueremo a utilizzare».

Argomenti:

economia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *