Il sistema produttivo ha retto. Col prezzo del gas in calo scenari migliori per il 2023

Doveva essere l’anno della vera ripartenza, eliminate le scorie della pandemia, invece sono arrivati guerra, costi energetici e inflazione. Nella sua analisi a bocce ferme del 2022, però, Roberto Bozzi, presidente di Confindustria Romagna, vede il bicchiere mezzo pieno. Sia per una reazione vitale dell’economia romagnola, sia perché la speranza è quella di uno stabilizzarsi della situazione nell’anno appena avviato, con il secondo semestre che potrebbe pertanto riportare la crescita.

Bozzi, l’anno non si è chiuso nel migliore dei modi, dopo che il costo delle materie prime e le conseguenze della guerra sul mercato dell’energia aveva fatto rallentare una macchina che era finalmente tornata a correre…

«È vero, nel 2022 abbiamo avuto una congiuntura assolutamente negativa, ma il tessuto produttivo ha retto bene. Ne è sintomo il fatto che le aziende non si sono arroccate ma hanno invece voluto rilanciare e questo rappresenta un segnale importante. Mi riferisco, tra le altre, ad Orion Petroli, a Marcegaglia, al gruppo Martini, a Rosetti. Una scossa importante per il settore produttivo e industriale, con sforzi vocati preminentemente su sostenibilità ambientale e sociale delle imprese. Molte aziende, peraltro, hanno aiutato i collaboratori con premialità, per combattere l’erosione del potere di acquisto. Oltre al fatto che, in alcuni casi, l’annata si è rivelata comunque positiva. Maggioli ha vissuto un buon 2022, i gruppi legati al mondo del gas ovviamente pure. Il tutto in un contesto dove l’industria romagnola dell’abbigliamento si sta riprendendo, e anche il calzaturiero mostra un primo segnale di vivacità.

Il protrarsi dell’inflazione sta però erodendo risparmi e consumi dei cittadini. Lei ritiene che questo aspetto inciderà sulla produzione, in ambito romagnolo?

«Devo dire che ero molto più preoccupato tra il settembre e l’ottobre dell’anno scorso. Ora possiamo pensare di vivere un primo semestre in calo, ma se i prezzi del gas – come pare – dovessero rimanere non così alti, questo ci induce a vedere col bicchiere mezzo pieno la seconda parte del 2023, con migliori performance economiche e maggiore produzione. Questo mitigherà anche i prezzi dei prodotti».

La frenata che ha portato le sue conseguenze nella seconda parte del 2022 e che sta perdurando, induce però i sindacati a temere per l’occupazione e per una nuova ondata di ricorso alla cassa integrazione, cosa emerge dal vostro osservatorio?

«Se ci sarà necessità di far ricorso agli ammortizzatori sociali lo vedremo strada facendo, ma ho fiducia nel dinamismo degli imprenditori del ramo industriale. E a far volgere al sereno c’è anche il traino dell’export, che anche ora sta tenendo e potrebbe in futuro aiutare molto nella crescita. Il dollaro del resto sarà ancora debole e questo renderà ancora più competitivo il made in Italy».

Certamente poi sono grandi le attese dai cantieri legati al Pnrr. Non mancano però anche i timori, nell’approssimarsi all’esecuzione di questi grandi progetti strategici, per la mancanza di imprese, maestranze e materiali da costruzione. Come prevede la gestione di questa fase in Romagna?

«Il Pnrr ha contribuito a sostenere la crescita del 2022 e sarà un elemento di traino per il 2023. Le problematiche di costi mutati fra la fase progettuale e quella in cui si stanno aprendo i cantieri sono reali e si dovrà capire quali misure verranno prese per risolvere questo problema. Sarebbe giusto stanziare maggiori fondi, senza dimenticare che stiamo contraendo un debito. E’ chiaro, pertanto, che la tematica va affrontata livello politico».

Intanto nel Ravennate partiranno i lavori per il rigassificatore, si sta progettando l’operazione sulla CO2, il progetto Agnes attende la Via e si torna a parlare di estrazioni di gas a mare. Che concretezza ha il disegno di Ravenna capitale dell’energia e cosa significherà per la Romagna?

«E’ una prospettiva che significherebbe un passo in avanti per la provincia di Ravenna, per la Romagna e per il Paese. Diciamo che quello che era un sogno, di Ravenna capitale italiana dell’energia, è un progetto che sta iniziando a assumere contorni reali. Ci infonde fiducia il fatto che sulle estrazioni il Decreto Aiuti Quater ed il Gas Rebuild ribaltino completamente la filosofia che aveva portato al Pitesai. Per captazione e stoccaggio della CO2, il 2023 sarà il vero banco di prova. E mentre attendiamo un compiuto Piano energetico di livello nazionale c’è la consapevolezza che se siamo stati bravissimi sull’iter burocratico del rigassificatore ora dobbiamo fare lo stesso per le rinnovabili e il progetto Agnes».

Proseguono i lavori nel porto di Ravenna e il 2022 lascia numeri importanti sulle movimentazioni, positivi nonostante la guerra. A breve si giungerà alla fase, delicata, di ricostruzione delle banchine. Quali sono le attese su questa operazione?

«Stiamo ancora lavorando sulle prassi da adottare, ma siamo sicuri che questo progetto darà lustro a Ravenna. Non è solo una questione di banchine, c’è stato anche l’ok per lavorare sul retro del porto, e questo è un aspetto determinante. Avere un hub che fra qualche anno avrà emissioni zero renderà Ravenna una eccellenza italiana. Aumenteranno nel frattempo i container e questo renderà sempre più strategica una logistica che riduca i tempi di consegna è un elemento determinante. E’ il prossimo step competitivo che dobbiamo muovere».

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