Il sindaco Gnassi: “Capitale della cultura Rimini, se lo merita”

«Sì, ci meritiamo di essere Capitale». Il sindaco Andrea Gnassi sostiene la proposta di Giorgio Tonelli partendo dall’assunto che «tre anni fa, al primo G7 della Cultura, i ministri in rappresentanza di numerosi Paesi al mondo hanno sottoscritto un manifesto comune d’azione sotto questo titolo: una Nazione è viva quando la sua cultura è viva. Viva, dunque. Non sacrario imbalsamato per sempre nella sua forma originaria: custodire e alimentare il fuoco, non adorare le ceneri. La cultura respira con il mondo e le persone, e viceversa. Ne assorbe umanità e contraddizioni, sublimandole».

Perchè Rimini

«Se c’è in Italia una città che più di altre ha rappresentato con precisione la contemporaneità in 2 mila anni, questa è solo Rimini – argomenta il sindaco –. Lo ha fatto con Ariminum e il primo metro della via Emilia; con la Scuola pittorica del Trecento Riminese di ispirazione giottesca; con i Malatesta e il Tempio “scandaloso” di Leon Battista Alberti; con l’invenzione, continuamente aggiornata, della vacanza; con la reinvenzione continua di se stessa dal secondo dopoguerra intorno al proprio “centro di gravità permanente”; con la rappresentazione universale di quello “specchio degli inganni” che è la memoria grazie allo sguardo visionario di Federico Fellini. Rimini è un luogo e uno stato d’animo centrato e allo stesso tempo sfuggente: il concetto di vita e di evoluzione nel tempo e nei tempi, in tutte le sue declinazioni, anche quelle incoerenti o estreme o negative (la riminizzazione, il divertimentificio, la Rimini come Las Vegas di Tondelli), ne permea in ogni istante la storia e il presente».

L’evoluzione culturale cittadina

«Non c’è alcuno spazio urbano nel Paese meglio di Rimini capace di rappresentare in pochi chilometri quadrati l’evoluzione multiforme di una cultura che non vuole essere costretta nel perimetro della conservazione erudita» sostiene Gnassi. «Gli interventi su Teatro, Rocca, Museo Fellini, Part, piazza sull’acqua, Museo della città, Trecento Riminese, lungomare, le stesse fogne (perché non si può avere bellezza piena con l’affaccio su un mare mediocre) sono i messaggeri di un nuovo ciclo vitale per la nostra città. Entro il 2023, Rimini sarà di fatto e di gran lunga la città sul mare Mediterraneo dalla connotazione più moderna, già allineata con una visione di nuovo sviluppo post pandemico incentrato sull’ecologia degli interventi, dei comportamenti, della relazione con la natura, con le persone, con la storia, della bellezza come valore e diritto e non vezzo estetico. Avanzare per il 2024 la candidatura a capitale della cultura sarebbe, anzi è, non una trovata di marketing ma l’attestazione di una case history meritevole e vincente. Io dunque sono del tutto convinto di sostenere l’idea, magari allargandola alle terre di Malatesta e del Montefeltro che di Rimini sono parte integrante. Con l’appoggio e il sostegno (politico e economico) della Regione Emilia Romagna. Non credo di rivelare un segreto di Stato se dico che all’inizio del 2020, Rimini e il Teatro Galli erano stati scelti dal governo italiano come sede del G20 del turismo mondiale da tenersi nella primavera 2021, in ragione del riconoscimento del salto di qualità compiuto dalla città. Appuntamento poi cancellato dagli eventi tuttora in corso. Così come non è un mistero l’avvio del processo che porterà alla candidatura delle Terre Malatestiane a patrimonio culturale mondiale Unesco. Tutto concorre in questa direzione e in questa visione di futuro».

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