Il sindaco di Rimini: “Staff-hotel al posto delle vecchie pensioni”

È il compito del Piano strategico, da quando è nato: capire cosa serve alla città e individuare gli strumenti giusti. Uno degli obiettivi del nuovo corso (alto articolo in pagina) è quello di portare a compimento la riqualificazione alberghiera.

Come? «Attraverso una precisa pianificazione – spiega il primo cittadino – che se da un lato prende atto (rigenerando, riorganizzando e razionalizzando) di un quadro e di una domanda dei servizi per la vacanza del tutto mutata negli ultimi 40 anni, dall’altro non lascia spazio ad alcuna tentazione o pressione di speculazione edilizia e di nuova “riminizzazione” della fascia turistica che comporterebbe la fine immediata di un modello, di una economia, con perdita di migliaia di posti di lavoro».

“Vedo, penso e prevedo”

«Il pubblico in questi anni ha investito molto nella riqualificazione della città – aggiunge il sindaco – lo stesso hanno fatto gli imprenditori, ma si può fare di più. Ci sono strutture alberghiere con poche camere, fuori mercato».

Come si può intervenire? «Con nuovo residenziale no di certo. Pensiamo a strutture per giovani, li chiamiamo ostelli per comodità, ma da un punto di vista dell’accoglienza non si sta parlando di letti a castello, la qualità è alta. Aggiungerei gli staff hotel, strutture ricettive destinate ai lavoratori stagionali che diversamente non sapendo dove andare a dormire dovrebbero rinunciare all’occupazione».

Un altro tema è quello dei nuovi servizi. «Soprattutto da Rimini nord riceviamo richieste da albergatori che vorrebbero chiudere le cucine, ma poi servono altri spazi per garantire pranzi e cene. Si può fare. Dobbiamo capire di cosa ha bisogno la città senza lasciare spazio a chi ha velleità di costruire appartamenti».

Qualità significa anche hotel a cinque stelle. «In questi anni si è alzato il livello complessivo del territorio, vale lo stesso per gli alberghi di lusso, che potranno essere quattro o cinque in più, per intercettare un tipo di turista con maggiori possibilità di spesa».

È nato nel 2007 e ora, dopo quindici anni, il Piano strategico cambia nome. Lo annuncia direttamente il sindaco Jamil Sadegholvaad. «Come enti territoriali – spiega – abbiamo deciso di far fare a questa realtà un salto di qualità e di proporre la trasformazione del Piano strategico in una Fondazione di partecipazione».

Cosa cambia? «Si tratta di uno strumento in qualche modo ibrido tra fondazione tradizionale e forme associative, che si differenzia dalle normali Fondazioni specificamente perché prefigura una collaborazione tra gli enti pubblici e le strutture private per fini di interesse pubblico. L’individuazione della Fondazione di comunità per la “nuova era” del Piano strategico è stata determinata dal fatto che si tratta di uno strumento utilizzato soprattutto dagli enti pubblici per realizzare progetti e iniziative volti al benessere della collettività, che prevedano il coinvolgimento di privati e siano in grado di incanalare risorse per fini di pubblica utilità».

Tempi? «Nelle prossime settimane la proposta verrà discussa anche all’interno dell’Associazione Forum con tutte le realtà che aderiscono al Forum per condividere finalità e modalità di questa trasformazione. Gli stessi enti promotori, che fino ad ora hanno orientato l’azione del Piano attraverso un Comitato promotore esterno, hanno condiviso tra loro l’interesse a entrare più direttamente nella Fondazione in un secondo tempo, anche ampliando la propria compagine, in maniera da rafforzare la propria azione propulsiva rispetto al percorso e ai processi che ne scaturiranno nei prossimi mesi e anni ma se sempre rispettando – proprio grazie al tipo di strumento individuato – la terzietà del Piano rispetto a ciascuno dei singoli enti coinvolti e, contestualmente, la sua stretta connessione con le rappresentanze della società civile e una sostanziale flessibilità nell’azione operativa del Piano».

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