Il sindaco di Rimini: rilancio vero, non bastano fondi a pioggia

RIMINI Non si può navigare a vista. E anche i fondi a pioggia non possono bastare. Con l’incertezza non si va da nessuna parte. Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi è preoccupato per l’operazione rilancio. Questa la dichiarazione integrale del primo cittadino.

“Sono giorni, settimane, mesi decisivi per il futuro di un territorio come il nostro. Un territorio colpito al cuore. Più di altri. Perché il turismo importa persone, non esporta merci. Per Rimini doveva essere la stagione record: alpini, musei Part e Fellini, Giro d’Italia, 6 chilometri di Parco del mare aperti prima dell’avvio della stagione. Ci è piovuto addosso un meteorite, una cosa mai vista prima, e non è colpa di alcuno. I dati turistici dei primi 4 mesi dell’anno, un terzo del 2020, dimostrano purtroppo e meglio di ogni altro discorso il tema e il problema che riguarda la nostra provincia e tutte le città italiane ad alta intensità turistica.

In Emilia Romagna, a Rimini, abbiamo cercato e cerchiamo tutti di dare risposte rapide perché, in questo momento, il tempo è un fattore di esponenziale importanza nella ripartenza. Lo facciamo anche nell’incertezza di quanto, nella concretezza, dovrebbe arrivare e ancora non è arrivato da Roma: cassa integrazione, credito per consorzi fidi, risposte sui pertinenziali. Volontà e velocità però non devono farci dimenticare che in questo momento si gioca una partita altrettanto importante: il futuro che si vuole dare a Rimini, alla provincia di Rimini, all’Emilia Romagna passa anche da scelte strategiche sui vettori dello sviluppo. Rimini ha già in essere una riqualificazione e innovazione strutturale, orientata verso una nuova sostenibilità, rinaturalizzazione, spazi aperti, piazze ampie della cultura e delle relazioni, che anticipano le esigenze e le istanze messe in rilievo proprio dal COVID. Ma dobbiamo guardare anche oltre quello che accade dentro i nostri confini. Il fare impresa, il turismo, richiedono programmazione e un’analisi reale delle vocazioni delle aree. Su Fiere, su aeroporti, su sanità occorre una strategia netta, chiara, leggibile perché non basta appellarsi alla ‘autoregolamentazione’ e alla buona volontà dei territori. Non possiamo né permetterci di sbagliare né permetterci di lasciare fare.

So che il presidente Bonaccini e la Regione sono molto sensibili e stanno lavorando su questo tema, perché una politica di finanziamenti a pioggia senza obiettivi strutturali ha raggio temporale limitato. Bisogna che al più presto si metta mano alla strategia complessiva per l’Emilia Romagna e per la dorsale adriatica della regione. Dobbiamo farlo ora, perché è da come verremo fuori da questa crisi epocale che si determinerà il futuro del nostro territorio. L’ordinaria manutenzione, l’estemporaneità delle azioni, il ‘richiamo della foresta’ dei vecchi riti e delle vecchie rivalità. Occorre una programmazione di sistema sulla componenti strutturali, con un ruolo del privato diverso e integrato ma chiaro e robusto per stare sul mercato. Una programmazione che guarda scenari reali dei mercati nazionali e internazionali, fortemente innervata da innovazione e servizi moderni. E non spinte territoriali locali che hanno efficacia limitatissima, se non addirittura nulla”.

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