Il sindaco di Ravenna: “Sì al rigassificatore, poi compensazioni”

«Non so se la nave rigassificatrice già acquistata verrà a Ravenna o se qui giungerà la prossima. Questo però non ricalibrerà di molto le tempistiche, perché certamente per ora mancano due grandi elementi: un progetto definito di Snam su dove collocarla qui e il commissario per gestirne l’installazione». Il sindaco Michele De Pascale ha un approccio diverso dal collega di Piombino. Si dice un «non entusiasta del rigassificatore, visto che verrà posizionato sopra ai nostri giacimenti di metano, che per assurdo lasciamo intoccati». E’ però convinto che «chi ha le condizioni per ospitare un’infrastruttura di interesse nazionale debba farlo, a tutela dell’economia del Paese».

E quindi il primo cittadino ravennate attende nuove da Roma, precisando che «da parte di questa città non viene posto un “do ut des”. Noi sappiamo che l’emergenza in Italia adesso è sull’energia e siamo la provincia che da sessant’anni vanta la competenza più alta su questo ramo, a livello nazionale. Quindi il nostro ce lo mettiamo, ma quando verranno i progetti nero su bianco allora saremo pronti a discutere anche di compensazioni ambientali. E siamo consapevoli che il rigassificatore porta con sé anche un buon indotto di carattere economico».

Secondo De Pascale però ora è il momento di rompere gli indugi, se l’obiettivo è quello di giungere al prossimo anno con una quota di gas che possa arrivare via nave. Perché innanzitutto, dopo che il ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani aveva incontrato Stefano Bonaccini (e si vociferò di una nomina dei due presidenti di Regione come commissari per i rispettivi rigassificatori) non sono poi giunti passi formali: «Da un lato il governo non ha ancora nominato il commissario, dall’altro Snam sta lavorando alacremente alla progettazione, ma parliamo di un ambito di grande complessità. Per questo chi mise da parte l’opportunità di produzione di gas nazionale – torna a ribadire De Pascale – in ragione di una tempistica che si sarebbe dilatata, mi trova sempre meno convinto. La dotazione di impianti di rigassificatore non sembra comunque affatto veloce». Su Piombino ci sarebbe stato un vantaggio strutturale essendo «l’unico porto che, per caratteristiche delle banchine, avrebbe potuto ospitare un attracco a terra». Su Ravenna invece le opportunità al vaglio sono ora due: «O una soluzione fissa, con un molo in ferro e offshore rappresentato dall’impianto di proprietà Pir. Oppure una rotabile, da posizionare ex novo, che si adatta al moto ondoso che insiste sulla nave rigassificatrice». In ogni caso secondo il sindaco «dovremmo aggiungere, nel nostro mix energetico, 10 miliardi di metri cubi. Non i 25 di cui si parlava sulle prime. Ed il resto dobbiamo puntare a colmarlo col nostro gas».

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