Il segmento Agritech piace agli investitori

La crisi energetica che ha colpito l’Europa si è presto evoluta in una crisi anche per l’agricoltura. L’aumento dei costi energetici, quello delle materie prime come sementi e mangimi, unito ai rallentamenti della produzione e alle difficoltà di movimentazione dei prodotti che già pagavano lo scotto della pandemia, fotografano perfettamente la situazione in cui versa il settore agroalimentare italiano. Un settore che aveva goduto di una crescita costante nell’ultimo decennio, registrando un aumento di oltre il 50% della produzione lorda, con l’Emilia Romagna al secondo posto dietro la Puglia per produzione agricola nell’anno 2021 e tra le regioni che hanno ottenuto nel 2020 le cifre più elevate in termini di valore della produzione. Questo momento storico, però, si può anche trasformare in una opportunità di sviluppo e ammodernamento per un intero settore che ha bisogno di recuperare competitività nel mercato globale e avvicinarsi a quegli obiettivi di sostenibilità e neutralità climatica che l’Ue si è data con il Green Deal. In questo senso innovazione tecnologica e investimenti privati diventano cruciali per il futuro.

«Non è possibile pensare oggi a uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura senza la digitalizzazione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e della robotica: droni, sistemi di analisi e integrazione dei dati, nuove tecnologie per la raccolta e la rigenerazione dei terreni agricoli, sono sempre più necessari», spiega Joseph Grosso, ceo di Zephiro Investments, società specializzata in operazioni di finanza strategica che guarda con fiducia all’Agricoltura 4.0. «Ci sono moltissime startup e Pmi italiane impegnate nella realizzazione di soluzioni per l’agricoltura del futuro, focalizzate su obiettivi ben determinati: non depauperare l’ecosistema, non compromettere il sostentamento alimentare delle prossime generazioni; aumentare la redditività delle aziende mantenendo un’alta qualità dei prodotti a prezzi sostenibili». Un segmento, quello dell’Agritech, che piace molto agli investitori: secondo l’Osservatorio Agrifood, negli ultimi due anni, in Italia gli investimenti in tecnologie sono passati da 540 milioni di euro nel 2019 agli 1,6 miliardi del 2021. Un giro d’affari che nel mondo è stimato di circa 15 miliardi di dollari, con oltre 750 startup attive. «La filiera dell’innovazione tecnologica è sostenuta dal Venture Capital, dai Digital competence center e da moltissimi giovani imprenditori», conferma Grosso secondo il quale però va rispettata una vera e propria «equazione dell’agricoltura sostenibile» per garantire le future generazioni. I fattori? «Impatto ecologico: non inquinare i suoli e non impoverirli; redditività del capitale impiegato, ovvero reddito dalla vendita dei prodotti superiore ai costi. Tutela dei lavoratori, combattendo fenomeni come il caporalato. Infine, chi acquista i beni prodotti dagli agricoltori, deve farlo a un prezzo accettabile che non dissuada dal consumo di prodotti sani. Grazie alla tecnologia digitale è possibile far quadrare tutto».

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