Il ritorno dei mitici Uno a Ravenna

Dagli Afterhours al palco di Palazzo San Giacomo per “Ravenna festival”, il percorso musicale di Roberto Dell’Era si intreccia con quello di altri tre musicisti nel progetto “Uno nel tutto”: insieme a Enrico Gabrielli, Stefano Pilia e Vince Vallicelli forma infatti il gruppo nato per rigenerare l’energia dirompente e creativa che nel 1974 aveva dato vita a “Uno”. Questa sera (sabato 24 luglio) alle 21.30, “La notte del prog” in prima nazionale fa rivivere le atmosfere di quegli anni con un’energia – e una formazione – tutta nuova.

Roberto Dell’Era, cosa è stato “Uno”?

«Un anno fa Stefano Pilia, chitarrista degli Afterhours, e Vince Vallicelli si sono incontrati a un concerto e si sono piaciuti da subito e Vallicelli gli ha raccontato questa piccola leggenda, questo disco che loro fecero – lui e due fuoriusciti degli Osanna, Danilo Rustici e Elio D’Anna – nel ’73, in un momento in cui in Italia quel tipo di musica era abbastanza in auge. La Fonit Cetra produsse il disco, ed era una cosa speciale mandare una band italiana a Londra. Per cui Danilo Rustici, Elio D’Anna e Vince Vallicelli andarono a Londra, ai Trident studios a registrare: per tutti i musicisti andare a Londra cambia un po’ la vita. Io per esempio ho abitato in Inghilterra tanti anni: fare un’esperienza all’estero, nel mondo della musica, ti cambia le carte in tavola. In quel periodo lì, in quegli studi, i Queen stavano preparando “Bohemian rapsody” e il disco “A night at the opera”. Quando tornarono iniziarono il tour, portando un po’ in giro il disco, ma non andò molto bene, ci furono delle recensioni negative e, così come capita a tanti artisti nella storia della musica, Il progetto si è spento».

Come è nato, invece, “Uno nel tutto”?

«Vince poi ha suonato in mille formazioni, ed è veramente un personaggio molto particolare, non è uno di quelli che vivono nel passato, nei racconti delle cose che sono successe, ma vive molto nell’adesso: è una persona sul presente, molto accesa ed è in continua trasformazione. Con Stefano Pilia ha pensato di rimettere in piedi il progetto e si è presentata l’occasione di farlo in concomitanza col Ravenna festival, legato quest’anno al prog italiano. Stefano poi ha chiamato me e Enrico Gabrielli per essere parte di questa band e ci siamo trovati proprio perfetti in quei ruoli».

Che cosa le ha fatto decidere di partecipare a questo progetto?

«Intanto la fiducia che porto a Stefano Pilia, che è un fantastico musicista, un amico e una super persona. Lui mi ha detto: “Guarda, è una cosa molto interessante”, mi ha parlato del suo rapporto con Vince. Poi mi sono ascoltato il disco e ho detto “Bello! Interessante”. È anche molto al di fuori di quello che faccio io. Poi questa cosa si è sviluppata nell’arco di un anno, col tempo per gli ascolti, per imparare a conoscerci e ora siamo in dirittura d’arrivo».

Il progetto proseguirà in futuro?

«Vediamo come va questo concerto, perché i concerti segnano un po’ sempre la storia di una band. L’idea è sicuramente quella di proseguire e vedere come va. Già abbiamo buttato giù, quasi involontariamente, delle nuove canzoni. E per Vince è un po’ la “legacy”, l’anello di congiunzione tra quel disco, quel progetto e questa band. Potrebbe proseguire e realizzare anche un disco: non è una cosa pianificata ma potrebbe succedere. Il divertimento c’è, l’amalgama c’è».

L’indagine dell’universo dantesco che “Ravenna festival” ha messo in campo si spinge nel cuore della musica o, meglio, delle musiche che il Poeta conosceva e amava. È quanto ascolteremo questa sera dalle 21.30 in uno dei luoghi d’elezione di questo settimo centenario, la Basilica di San Francesco. A immergere il pubblico nelle atmosfere sonore degli anni di Dante saranno Patrizia Bovi, Gabriele Russo, Goffredo Degli Esposti, Peppe Frana, Andres Montilla ed Enea Sorini.

Biglietti a 20 euro.

Info e prevendite: 0544 249244

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