Il riscaldamento di casa incide per il 17% delle emissioni di Co2

In Italia il riscaldamento degli edifici residenziali, commerciali e pubblici pesa sulle emissioni di anidride carbonica per oltre il 17,7%.

Particolarmente consistente il ruolo del riscaldamento residenziale nell’inquinamento atmosferico: da solo, infatti, è responsabile del 64% della quantità di Pm 2,5, del 53% di Pm 10 e del 60% di Co2 emessi nel 2018, contribuendo al peggioramento della qualità dell’aria, specie nelle grandi città del Centro-Nord. È quanto emerge dal nuovo studio “Una strategia per la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici in Italia” realizzato da Elemens per Legambiente e Kyoto Club, inserito nell’ambito di un progetto finanziato dalla European Climate Foundation. L’analisi per tipologia di combustibile evidenzia come la maggior parte delle abitazioni italiane (17,5 milioni su 25,5) utilizzi il metano, mentre i combustibili solidi (prevalentemente legname) sono impiegati in 3,6 milioni di abitazioni, il riscaldamento elettrico e il gasolio in 1,3 milioni, il Gpl in 1,2 milioni di case.

Analizzando, in particolare, i risultati ottenuti in questi anni grazie al meccanismo dell’Ecobonus con detrazione del 50-65% per lavori tesi al risparmio energetico, l’installazione di caldaie a condensazione rappresenta la categoria prevalente in termini di numero d’interventi effettuati (quasi 100mila), seguita dalle pompe di calore (69mila). L’installazione di pannelli solari termici resta invece marginale, con circa 5 mila interventi.

«Lo studio presentato oggi affronta un tema di grande attualità come quello della decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento residenziali, in un Paese impegnato in questa direzione e con rilevanti problemi di inquinamento atmosferico – dichiarano il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, e il direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini – I dati evidenziano le contraddizioni di sussidi e incentivi in vigore che continuano a finanziare impianti alimentati da fonti fossili, nel momento in cui sono disponibili tecnologie a emissioni zero. Le proposte che presentiamo tracciano una road map per spingere efficienza e innovazione, cancellando da subito il superbonus per le caldaie a gas e fissando al 2025 la data per eliminare i sussidi al consumo di gas e vietare l’installazione di impianti che utilizzano fonti fossili nei nuovi edifici, sulla scia di quanto già fatto in diversi Paesi e città raccontati nel rapporto».

Per favorire la diffusione di sistemi di riscaldamento a zero emissioni, Legambiente e Kyoto Club suggeriscono di accompagnare la dismissione degli impianti inquinanti con l’obbligo di una loro sostituzione con soluzioni ad alta efficienza e basso impatto ambientale, come il solare termico e le pompe di calore (soprattutto geotermiche) o con l’introduzione di misure di supporto per queste tecnologie. Terza tecnologia da considerare per la decarbonizzazione del riscaldamento domestico è quella delle caldaie a biomassa legnosa. Legambiente e Kyoto Club propongono modifiche sui sussidi alle fonti fossili: l’eliminazione, anzitutto, dell’accesso al superbonus per quegli impianti che le utilizzano, consentendo a queste tecnologie di beneficiare delle detrazioni al 50% per la sostituzione degli impianti fino al 2025; l’eliminazione progressiva dell’esenzione Iva agevolata gas, che svantaggia soluzioni a minor impatto ambientale, e il ritorno all’aliquota ordinaria; un cambio di destinazione del sussidio che prevede uno sconto per l’acquisto di gasolio e Gpl nelle aree montane, in favore piuttosto di pompe di calore, solare termico o sistemi ibridi.

«Il tema delle rinnovabili termiche sembra quasi un tema di secondo aspetto, quando per certi versi è un tema industriale, delle singole famiglie, che riguarda un settore importantissimo come quello dell’edilizia. È un tema che mette insieme il processo della decarbonizzazione in tutti i suoi aspetti», spiega Livio de Santoli, presidente del Coordinamento Free.

«L’uso delle pompe di calore porta un salto grande nell’operazione di decarbonizzazione – aggiunge – Il processo offre opportunità di sviluppo a tanti soggetti: alle industrie produttrici, che speriamo rispettino una filiera sempre più italiana, al settore degli installatori, che devono essere formati a nuove installazioni, agli operatori del mercato elettrico. Oggi il tasso di penetrazione del sistema delle pompe di calore è inadeguato a perseguire questi obiettivi.

Ci sono ancora delle barriere. Cosa bisogna fare, dunque? Bisogna dare indicazioni e proposte su alcuni ambiti di intervento, sulle tariffe elettriche e sugli oneri di sistema. Ci vogliono strumenti di incentivazione, formazione e informazione. Abbiamo grande necessità di far capire che le rinnovabili sono anche termiche. Devono procedere tutte di pari passo».

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