Dal free style al palco di Sanremo il passo è breve. Lo sa bene il rapper romagnolo Emanuele Caso in arte Random, che parteciperà al 71° festival della canzone italiana, nella categoria Campioni con il brano “Torno a te”.

Figlio di due pastori evangelici, Random, nato in Campania ma cresciuto a Riccione, non ancora ventenne, ha all’attivo, oltre 210 milioni di ascolti su tutte le piattaforme digitali. I tre singoli “Chiasso”, “Rossetto” e “Sono un bravo ragazzo un po’ fuori di testa”, contenuti nell’Ep Montagne Russe, uscito il giugno scorso, contano un totale di 6 dischi di platino.

Grazie alla collaborazione con il produttore Zenit, le rime, col tempo, si trasformano in una scrittura elaborata, quasi un nuovo cantautorato che parla dritto al cuore delle nuove generazioni, di temi espliciti, profondi, di vissuto quotidiano.

Ecco allora che il Festival diventa il proseguimento ideale di una carriera ancora agli esordi, ma per certi versi già consolidata.

Lo abbiamo intervistato per chiedergli qualcosa di più su questa esperienza che si appresta a vivere.

Random come ti senti a ridosso della partecipazione a Sanremo?

«Mi sto preparando, anche in questo preciso momento sono al lavoro, sto studiando tutto nei minimi dettagli per dare il 100%. Voglio coronare questo sogno al massimo. E soprattutto voglio divertirmi su quel palco».

Sei un perfezionista?

«Mi piace avere tutto sotto controllo, anche se questo forse è un difetto, spesso le cose che nascono di getto sono le migliori. Poi però mi dico, se vado a lavorare su qualcosa nato di getto, lo faccio soltanto per miglioralo. D’altra parte sono anche consapevole dell’enorme lavoro che c’è dietro a un singolo pezzo. In particolare dietro a un brano sanremese finalizzato a quei pochi minuti di esibizione. E in un certo senso, sento tutto il peso di quei pochi minuti, un peso positivo ma comunque da non sottovalutare».

Come è nato il pezzo sanremese “Torno a te”?

«Non l’ho pensato per Sanremo. È nato quando si ruppe la tastiera di mio nonno con cui ho scritto tutte le mie canzoni. La prima cosa che ho fatto è stato comprare una tastiera nuova e una volta a casa mi sono cimentato in un giro accordi che avevo visto su un video. E il pezzo è nato: piano e voce, in casa mia, con i miei genitori, mia sorella che ogni tanto entrava nella stanza. È un pezzo d’amore, un invito a vivere come durante il primo amore, con leggerezza, spensieratezza. È importante apprezzare le piccole cose della vita, che in questo particolare periodo ci sono state tolte: uscire con un amico, scambiare due chiacchere con uno sconosciuto. Le piccole cose alla fine sono le più importanti».

A proposito, in questo particolare periodo di lockdown hai continuato a scrivere?

«Non ho perso un giorno. Non potendo raccontare le cose che normalmente si vivono nel quotidiano, la mia creatività si è spostata sui ricordi».

La passione per la musica invece arriva da lontano…

«La passione per la musica, nasce sin da quando ero piccolo. I miei genitori sono pastori della chiesa evangelica. Mi hanno trasmesso una passione profonda e intensa. Mio padre suonava la batteria e io cercavo di apprendere le basi di questo strumento, suonava la chitarra e cercavo di imparare a suonare la chitarra. Il primo approccio è stato alla musica suonata poi ho incominciato a raccontarmi attraverso i testi. E il modo migliore per veicolare messaggi, alla mia età, era il rap».

Quando hai capito che la passione poteva diventare una carriera vera e propria?

«Quando i miei genitori hanno iniziato ad apprezzare i miei pezzi. Loro sono molto perfezionisti, trovavano sempre un difetto, sul testo che non trasmetteva nulla o sulla musica. Quando mi hanno detto ,questo brano spacca, ha un senso, ecco lì ho iniziato a capire che ero sulla strada giusta».

L’esperienza all’edizione speciale di Amici a cui hai preso parte come “senior” cosa ti ha lasciato?

«Mi ha lasciato tante belle cose. È stata una sorta di training per Sanremo. All’epoca non era mai stato in tv e non avevo mai studiato. Il programma è stato anche una gavetta. Ho conosciuto quella che tutt’ora è la mia vocal coach, una figura fondamentale. Ho superato le mie ansie e le paranoie e ho raggiunto più consapevolezza di quello che sono. Il mio pezzo poi è andato benissimo. Ho conosciuto tante persone. È stata un esperienza indimenticabile».

Riccione non è propriamente la culla del rap. Come è stato far crescere qui la tua passione musicale, un valore aggiunto o un ostacolo?

«La mia città inizialmente mi è stata di ostacolo. Qui funziona molto la techno, la musica da discoteca. Se facevi rap, con i vestiti larghi e il cappellino, un po’ ti sfottevano. Ci facevamo tutti i bar di viale Ceccarini, ma non interessava a nessuno farci suonare. Il fatto di aver smosso le acque però ha dato il via a qualcosa di nuovo. Da lì poi ho ricevuto anche sostegno da Riccione».

Cosa piace di più delle tue canzoni secondo te, il fatto che le parole arrivino dritte alle emozioni di chi ascolta?

«Forse i miei pezzi piacciono perché molte persone si rivedono in quello che scrivo, hanno passato, o stanno passando o passeranno quello che io ho passato. Sembra che parli di loro. Le canzoni sono un messaggio di forza, di speranza. Poi oltre alle parole naturalmente c’è anche la musica, la ricerca del suono, il tempo speso attorno ad una canzone».

Cosa ti aspetti dopo Sanremo?

«Non mi creo troppe aspettative perché poi è facile deluderle. Mi aspetto però di continuare questo percorso e di fare un salto di qualità nel mio lavoro».

Sono state annunciate anche due date del tour 2021 di Random: il 21 novembre a Roma e il 28 novembre a Milano.

Info: www.vivoconcerti.com

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