Il regita forlivese Luca Zambianchi presenta il suo primo film

Dopo cinque cortometraggi, Luca Zambianchi ha fatto il grande passo: e ha dato alla luce il primo film, “Quel che conta è il pensiero”, di cui è a tutti gli effetti… papà e mamma, insieme al coproduttore Enrico Zattoni. Classe 1992, Zambianchi della pellicola è infatti sceneggiatore, regista, produttore, interprete, addetto alla fotografia, montatore… e responsabile del catering, visto che disponeva del «budget più basso di sempre». Ma ce l’ha fatta: il “Sedicicorto Forlì international film festival” gli ha assegnato il “Premio Emilia Romagna: registi del futuro”, e il film è stato proiettato in anteprima assoluta al “Festival del cinema di Porretta”.

«Scrivere e dirigere un film di finzione è il mio modo di raccontare la realtà – racconta Zambianchi –, il mio ambiente narrativo ideale per esplorare la rete di sentimenti, malinconie, ironie e aspirazioni che caratterizza la nostra esistenza. La finzione mi permette infatti di interessarmi ai personaggi non solo per ciò che sono, ma anche per ciò che sarebbero potuti essere e, se non hanno già esaurito i sogni, per ciò che vorrebbero diventare».

Il film infatti guarda a problemi, ansie e speranze di una generazione, che è anche la sua.

«C’è molto di me nel film e nel personaggio di Giovanni, che interpreto, ma non posso che scrivere di ciò che conosco meglio: i giovani tra i venti e i trent’anni. Partendo dal mio modo di essere e dalle mie riflessioni, spero di riuscire a raccontare anche l’esistenza di altri. È un’ambizione elevata, lo so, ma d’altra parte sono ancora iscritto alla categoria degli illusi…».

L’autoproduzione dà margini di libertà, ma allo stesso tempo è una grande sfida.

«Ed era l’unica via praticabile. Il budget sarebbe bastato appena per cinque minuti di film se avessimo seguito gli standard, quindi dovevamo scegliere tra non girare e farlo con ciò che avevamo. I soldi erano pochissimi e anziché avere trenta persone sul set, eravamo solo in tre. Nessuna formalità. Chi era disponibile ad arredare la scena, a spostare una luce, un cavalletto, o a mettere su il caffè, semplicemente lo faceva».

Molti gli attori romagnoli.

«Mi trovo meglio a lavorare nella mia terra e tra amici: l’atmosfera è più informale, rilassata e creativa, e c’è un vantaggio organizzativo. Ho avuto il piacere quindi di lavorare con amici-attori come Enrico Zambianchi, Alessandra Rontini, Matteo Celli, James Foschi, Gianfranco Boattini, Luciano Baldan, Alex Ravaglia, Francesco Lega, Laura Zecchini e Giuliano Gavagna; con Licia Navarrini, attrice professionista, e con chi non aveva mai recitato prima, come il coprotagonista Michele Petrini. E non ho organizzato provini: perché io per primo non li avrei superati!».

E per le musiche?

«Le ho scelte consultandomi con Enrico Zattoni in sede di mixaggio: ed ecco gli Equ, che ascolto da più di dieci anni, i Corner in Bloom, orgoglio indipendente di Forlì, un gruppo formato da vecchi compagni di scuola. Vi è anche un brano della band marchigiana Lineamaginot. Un film indipendente, quindi, dalla parte degli indipendenti».

Quale sarà ora il cammino?

«Sia il premio di “Sedicicorto” sia l’anteprima al “Festival del cinema di Porretta” sono risultati molto importanti, e provengono, ancora una volta, da iniziative locali frequentate da pubblici attenti e affamati di nuovi autori e di forme nuove di cinema. Poi, farò di tutto per far arrivare il film in sala quando i cinema riapriranno. Se non sarà possibile, lo proietterò nelle cantine, sui muri e sulle lenzuola stese ad asciugare. Ma sto già pensando al futuro, a un’altra produzione indipendente. Con Zattoni, amico e tecnico del suono fino dal primo cortometraggio, abbiamo fondato la Henry Whites Film che d’ora in poi produrrà le nostre pellicole: del resto il cinema è un’arte troppo intima per praticarla con degli sconosciuti…».

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