Il professor Casadei: “La donna è ancora considerata una proprietà”

Nel 2021 sono state uccise 103 donne, oltre 50 nei primi sei mesi del 2022, ed è di sabato l’ultimo omicidio, quello di Cristina Peroni, uccisa a Rimini dal compagno davanti al figlio di sei mesi.

Ci interroghiamo su questa ennesima tragedia con Thomas Casadei, ordinario di Filosofia del diritto al Dipartimento di Giurisprudenza dell’università di Modena e Reggio Emilia, dove insegna anche Teoria e prassi dei diritti umani e Didattica del diritto. Casadei è co-fondatore del Centro di Ricerca interdipartimentale su discriminazioni e vulnerabilità (www.crid.unimore.it) e da anni è impegnato in attività di ricerca e formazione per la promozione della parità di genere e la prevenzione della violenza maschile sulle donne.

«Rispetto a un quadro così terribile restiamo sgomenti e constatiamo quanto sia ancora radicata una concezione proprietaria della donna che dovrebbe essere estranea al presente e che si basa sulle discriminazioni di genere e sull’insieme di ruoli, comportamenti, attività che continuano a permeare la società. Il fatto che questa violenza non sia bandita ma troppo spesso relativizzata, quando non addirittura giustificata o motivata, spiega perché a esserne autori siano non solo compagni o mariti ma anche figli e fratelli».

E tutte le situazioni sociali sono a rischio. «Il fenomeno riguarda ogni fascia e si annida nei contesti più diversi proprio perché ha radici profonde. Dobbiamo ripensare i modelli, le forme di relazione e promuovere, al contempo, azioni di prevenzione ma anche di contrasto a certi stereotipi. Lo sport, la musica e lo spettacolo, l’informazione, l’educazione possono giocare un ruolo chiave nel mettere al bando e nel delegittimare ogni forma di violenza, e così le forme di attenzione e vigilanza sociale».

La tragedia di Rimini si è svolta davanti al figlio neonato della coppia. «Una tragedia nella tragedia… I bambini e le bambine possono essere spettatori di diversi tipi di violenza agita contro i componenti della famiglia, di solito la madre, ma la violenza assistita può causare danni indelebili sul piano psicologico e comportamentale: i bambini rischiano infatti di sviluppare comportamenti aggressivi, considerando il ricorso alla violenza come ammissibile nella vita di relazione. Per questo, occorrono un costante aggiornamento dei professionisti dell’aiuto e una sensibilizzazione generalizzata della cittadinanza».

Spesso la violenza sulla donna è attribuita anche a una fragilità maschile. «Occorre evitare ogni giustificazione e relativizzazione: il ricorso alla violenza deve essere bandito da ogni comportamento e sanzionato sin dalle primissime manifestazioni o avvisaglie. Tutti gli esseri umani sono vulnerabili e possono vivere fasi di particolare fragilità o di disagio: occorre evitare che però queste si tramutino in rabbia e aggressività, e sapersi affidare al dialogo, al confronto e, se necessario, a chi possa dare supporto. Certamente i cambiamenti e le evoluzioni verso la parità tra uomini e donne implicano una ridefinizione dei poteri nella società e una maggiore libertà nelle scelte, un aspetto a cui alcuni uomini faticano a rassegnarsi, ma di certo la reazione non può essere il ricorso alla violenza. E sono gli uomini in primo luogo che devono impegnarsi nel vigilare, nel non essere solidali o comprensivi con chi vi ricorre anche sul piano verbale e dei comportamenti pubblici».

Possiamo contare sulla legge e sulle istituzioni? «Come ho cercato di spiegare nei miei scritti ed emerge nei gruppi di lavoro in cui il Crid è attivo, occorre una forte e costante interazione tra soggetti istituzionali, culturali e formativi mediante progetti e iniziative comuni che si sviluppino nel tempo e si radichino in ogni contesto, compresi i luoghi di lavoro dove ancora persistono odiose pratiche di discriminazione. Sono questi gli assi di intervento della “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere” dell’Emilia-Romagna, uno strumento legislativo del 2014 che meriterebbe di essere assunto come riferimento per una analoga legge quadro nazionale, che a oggi manca».

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