RAVENNA. La compagnia ravennate Fanny & Alexander presenta a “Ravenna festival”, questa sera alle 21.30 alla Rocca Brancaleone, “I sommersi e i salvati”, dal progetto “Se questo è Levi, dedicato a Primo Levi. Un progetto che è valso alla compagnia un premio speciale Ubu nel 2019, e al protagonista, Andrea Argentieri, il premio Ubu 2019 come miglior attore under 35.
Attraverso la tecnica della eterodirezione, secondo la quale le parole dello stesso Levi fluiscono in tempo reale attraverso la voce di Argentieri, il pubblico è coinvolto in un “question time” a cui lo scrittore risponderà ripercorrendo i ricordi della sua prigionia e dell’orrore dei lager.
“I sommersi e i salvati” è la terza tappa del progetto, dopo “Se questo è un uomo” e “Sistema periodico”: Andrea Argentieri, come si caratterizza questo spettacolo?
«Ci si immerge di più nella tematica dei campi di sterminio, ma io credo che vada anche aldilà di questo: è come se si partisse per un viaggio, drammatico, per poi arrivare insieme col pubblico anche a cose molto attuali. A Levi, per esempio, viene chiesto se i campi di concentramento possono ancora esistere e c’è una risposta molto articolata in cui lui dice “purtroppo sì, possono ancora esistere”. E a me vengono i brividi ogni volta che io rispondo, con la voce di Levi, perché il mio collegamento è ovviamente subito ai lager che ancora esistono, ai lager libici per esempio. Io credo che la commozione della gente, il fatto che rimanga scossa, sta proprio nel fatto che Levi dice cose che potrebbero essere dette adesso. È una drammaturgia particolarmente potente».
Da dove vengono le parole di questo spettacolo?
«Quello che noi possiamo chiamare testo, e che io chiamerei piuttosto oralità, sono le parole di Primo Levi tratte da diverse fonti. Su queste è stata costruita una drammaturgia ma l’audio originale non è stato modificato. Credo che questa sia proprio la forza del progetto, che mi ha cambiato: vedi le cose da un’ulteriore prospettiva, che per me ha accresciuto quella a cui ero abituato. L’eterodirezione ha reso forse più malleabile quella parte del cervello che lavora sull’istinto, facendo fluire la memoria senza ostacoli».
Luigi De Angelis dirige questo spettacolo, per la drammaturgia di Chiara Lagani. Cosa caratterizza lo spettacolo che vedremo a Ravenna Festival?
«In considerazione delle particolari modalità con cui il pubblico entrerà e sarà disposto, abbiamo deciso di fare in modo che questo momento dello spettacolo, che di fatto è un’assemblea pubblica, che ricorda un interrogatorio che gli studenti fecero a Primo Levi un anno prima della sua scomparsa, a Pesaro – e che si intitolava proprio “L’interrogatorio” – sia già in corso quando le persone entreranno, in modo che sia lo stesso Primo Levi ad accoglierle. L’entrata del pubblico sarà quindi accompagnata da una parte aggiuntiva, appositamente per il Festival, soprattutto per quel che riguarda il rapporto con la musica e alcuni piccoli collegamenti col presente».
Qual è la situazione che il teatro sta vivendo in questo momento?
«La situazione del teatro è complessa. Ci sono delle discrepanze, secondo me, nel fatto che il teatro, in Italia, è stato trattato non alla pari di altri luoghi di assembramento pubblico: basta andare nei ristoranti o anche solo sulle spiagge del nostro paese in questo momento e gli assembramenti avvengono in tutti i modi, per cui non si capisce perché un luogo assembleare come il teatro debba sottostare a delle regole così rigide e così difficoltose che fanno sì che moltissimi luoghi, dove non ci sono le economie per vedere una riduzione di pubblico, sono obbligati a stare chiusi di fatto. Scontiamo un po’, in Italia, il fatto che il teatro, le arti sceniche dal vivo, non sono considerati alla stregua degli altri lavori».

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