Il presidente delle penne nere: “A Rimini la prossima adunata degli Alpini”

Rimini capitale delle penne nere per un giorno: l’Rds Stadium ospita infatti l’assemblea nazionale dei delegati dell’Associazione nazionale alpini guidata dal presidente Sebastiano Favero.

Un’assemblea che arriva dopo la fase più dura dell’emergenza sanitaria. Come l’hanno vissuta gli alpini?

«Da un lato, purtroppo, dovendoci adattare a tutte quelle che erano le disposizioni, e quindi con una certa sofferenza, ma anche prendendo atto della situazione. Dall’altro, con un grande impegno, perché abbiamo avuto tutti i nostri volontari impegnati fin dall’inizio negli interventi, nei supporti e attualmente nell’operazione di vaccinazione. Quindi l’impegno c’è e continua ad esserci, anche se ovviamente per noi che siamo abituati anche ai momenti di condivisione non è una situazione tra le migliori. Ma ne prendiamo atto, con la volontà ferrea di riprendere di tornare a quella normalità che permette anche di ricreare quello spirito di appartenenza e di condivisione che riteniamo fondamentale».

Quale messaggio si sente di lanciare al Paese, in un momento ancora complicato e in cui assistiamo anche a nuovi peggioramenti della situazione?

«Il messaggio è quello da un lato di fiducia, dall’altro di credere in quelle che sono le indicazioni. Oggi come oggi, la via d’uscita si chiama vaccino, e quindi per noi il messaggio forte per tutti è pensare a quella soluzione, perché probabilmente è la soluzione che aiuterà tutti a vivere meglio tutti insieme. Quindi pensare al bene comune prima che al proprio interesse personale».

Dopo molti posticipi, l’ultimo a maggio dell’anno prossimo, rimane la volontà di organizzare l’adunata nazionale a Rimini?

«La nostra determinazione di farla a Rimini rimane. Abbiamo visto, con piacere, la stessa determinazione da parte delle realtà amministrative sia locali, Comune, Provincia, della Regionee anche da parte della Repubblica di San Marino, per cui per noi la prossima adunata rimane a Rimini».

Quali sono le sfide che attendono gli alpini negli anni a venire?

«La sfida principale è quella di trasmettere anche ai giovani i nostri valori, che sono legati da un lato alla solidarietà, dall’altro all’identità e all’appartenenza, che riteniamo essere elementi fondamentali, perché per poter confrontarci con gli altri è fondamentale sapere chi siamo. Siamo convinti che il ritorno di un servizio di leva obbligatorio sia la soluzione che permette di ricreare quel senso di appartenenza e di unità che è indispensabile per una nazione e per un popolo».

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