Maurizio Grossi

Un forte richiamo alla cautela, da uomo di scienza, quello del dottor Maurizio Grossi, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Rimini. Un appello che nulla ha a che fare con diatribe politiche ma che si basa su fatti, numeri ed esperienza. Quella di due mesi di lockdown che rischiano di andare in fumo se non saranno adottate tutte le misure di sicurezza per evitare il rialzo dei contagi e che comportano ulteriori sacrifici.
Da domani spazi pubblici riaperti, ma non la spiaggia. Crede che sia stata una scelta giusta?
«Giusto essere cauti. In spiaggia potrebbero riversarsi migliaia di persone proprio perchè il nostro litorale è largo e non si riuscirebbe a garantire il distanziamento sociale. Impossibile presidiare gli accessi, sono troppi, più facile controllare i parchi che, nel caso di assembramenti, possono anche essere chiusi come è ora. So che la chiusura della spiaggia è molto impopolare per l’immagine turistica ma la cautela degli amministratori mi pare sensata e io voglio rivolgermi direttamente ai cittadini: non siate imprudenti, non uscite solo per il gusto di farlo, è ancora pericoloso».
Ma saranno obbligatorie le mascherine, non crede bastino?
«Sarebbe una protezione sufficiente se tutti le indossassero, ma proprio tutti. E c’è sempre qualcuno che ama il rischio, non rendendosi conto che il rischio che corre non è singolo ma può comportare quello di chi gli è accanto. Distanziamento sociale, fondamentale, non uscire a gruppetti, non fermarsi a parlare vicini, indossare i guanti quando si entra nei negozi, sono regole fondamentali a cui tra l’altro ci dovremmo abituare a lungo».
I dati sui contagi sembrano comunque incoraggianti…
«Sì ma non possono tenere conto degli asintomatici che potrebbero essere fonte di contagio proprio adesso che entreremo nella fase. Ricordiamoci che rientrando a casa una volta che si potrà uscire, noi possiamo essere fonte di contagio per i nostri cari, si direbbe oggi per i nostri congiunti, se non abbiamo adottato strategie di prevenzione al virus».
Quindi secondo lei siamo ancora a rischio?
«Nella settimana dal 22 al 29 aprile l’80% dei nuovi casi e dei decessi si sono concentrati in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Liguria. Di queste 5 regioni si può affermare che sono ancora dentro la fase 1 la Lombardia, il Piemonte e la Liguria perché hanno l’incremento dei contagi ancora sopra la media nazionale. L’Emilia Romagna e il Veneto sono fuori sul filo del rasoio e sappiamo che in Emilia Romagna la provincia di Rimini è stata una delle più colpite. Ne deriva per logica conclusione che il nostro territorio è ancora a rischio, a rischio che con la riapertura si rialzi la curva del contagio».
Sta dicendo che non dobbiamo sentirci tranquilli?
«Sto dicendo che non esistono luoghi covid free. Ce lo ha insegnato quanto accaduto da poco nel reparto Geriatria dell’Infermi. Pur essendo dentro l’ospedale era trattato come “pulito” ossia reparto dove non c’erano degenti contagiati, e quindi non erano state adottate tutte le misure di sicurezza di un reparto covid. Questo dimostra che nessun luogo è sicuro ed è per questo che insisto sull’adozione di tutte le protezioni individuali e sul comportamento che deve avere ognuno di noi. Quindi da medico lancio un appello agli amministratori pubblici a una cauta e prudente riapertura e ai singoli cittadini a un cauto e prudente ritorno alla vita lavorativa e sociale adottando sempre i “sistemi barriera” che ormai tutti conosciamo».

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