Il potere anti-infiammatorio della cannabis light che la scienza lo conferma

Il consumo di cannabis light a scopi ricreativi o medici provoca effetti che variano da persona a persona: questi possono dipendere dal metabolismo del fumatore, che può intorpidirsi parecchio, provare una notevole fame oppure, al contrario, sentirsi improvvisamente parecchio attivo.

La cannabis light riduce l’ansia

Il consumo di cannabis light, al di là degli effetti ricercati quando la si fuma a scopo ricreativo, genera interessanti conseguenze anche sotto il punto di vista medico. Tra questi effetti positivi, si rintracciano, ad esempio, una diretta influenza sul GABA, un neurotrasmettitore che influisce direttamente sui livelli di ansia. Una teoria diversa vede invece il cannabidiolo CBD interagire con il recettore CB1, provocando tuttavia lo stesso effetto: una riduzione dell’ansia.

La cannabis light usata come antinfiammatorio

La cannabis non offre soltanto benefici sui disturbi di ansia e stress, ma permette di lenire anche malesseri fisici. Uno studio dell’Università dell’Insubria (tutto italiano), si è concentrato proprio sugli effetti terapeutici della cannabis sativa (la cosiddetta cannabis light). Grazie all’analisi del CBD, il cannabinoide presente in abbondanza nella cannabis legale, si è scoperto che quest’ultima ha delle notevoli proprietà antinfiammatorie.

Il cannabidiolo, infatti, tra i suoi effetti, ha quello di bloccare il rilascio di quelle molecole che alimentano l’infiammazione: quest’ultima, se eccessivamente alimentata, potrebbe causare danni ai tessuti. Quando si parla di infiammazione, si parla anche di quei dolori legati anche agli stati infiammatori cronici: tra questi, l’aterosclerosi o le patologie autoimmuni, passando per quelle forme che danneggiano permanentemente i tessuti. Il cannabidiolo sembra in grado di contrastare questo processo.

Lo studio in esame si propone dunque un’applicazione anche clinica su dei pazienti: l’obiettivo è quello di lenire il dolore e la degenerazione di patologie quali l’aterosclerosi, o di applicare la cannabis light e i suoi derivati farmaceutici per migliorare la guarigione delle infiammazioni più lievi.

La cannabis light: un altro studio

La cannabis light, dalla sua, non ha soltanto il cannabidiolo, ma anche altre molecole adatte a contrastare i processi infiammatori. Lo testimonia uno studio dell’Università di Guelph, in Canada, che sottolinea il valore della cannaflavina A e della cannaflavina B. La scoperta di queste molecole non è recente (risale già al 1985), ma le leggi del tempo hanno inibito il proseguimento degli studi.

Le ricerche sono riprese in tempi recenti, portando alla riscoperta dei flavonoidi in questioni: questi non solo non avrebbero effetti psicoattivi (evitando dunque qualsiasi rischio di innescare dipendenza), ma sono in grado di combattere il dolore alla sua origine, generando un effetto antinfiammatorio più forte di quello di un’aspirina. L’unica controindicazione di questi risultati sta nella produzione dei farmaci: infatti, la canapa contiene queste molecole di cannaflavina A e B in quantità piuttosto ridotte; per questa ragione, sarebbe necessaria una grande quantità di cannabis legale per produrre scorte decenti di farmaci.

L’uso medico della cannabis light

In ambito prettamente medico, quando si parla di infiammazione non si fa necessariamente riferimento al dolore cronico, così come non ci si riferisce unicamente ai casi più lievi. In entrambi i tipi di malesseri, tuttavia, sembra che la canapa sativa – con il suo cannabidiolo, i suoi terpeni e le sue molecole di cannaflavina A e B – sia l’ideale per combattere questi stati dolorosi.

Ci sono sicuramente delle forme più quotidiane di infiammazione, che possono causare dolori più o meno gravi, sofferenze fastidiose anche se passeggere, e possono compromettere la qualità della vita. La cannabis light può essere aggiunta, pare, ai farmaci più comunemente utilizzati per combattere questi disturbi (dall’aspirina all’ibuprofene, passando per i corticosteroidi). Tutti questi medicinali hanno i loro effetti collaterali, ragion per cui oggi la scienza e i consumatori si stanno orientando sempre di più sullo sviluppo di farmaci naturali, a base di piante.

Si può dunque pensare che, date le ricerche ultimamente condotte in ambito medico, la via dei farmaci naturali possa aprire le porte anche alla canapa sativa, andando così a intaccare ulteriormente il pregiudizio (oggi già in declino) contro questa pianta.

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