Il pomodoro del futuro nasce a Gambettola

Il pomodoro del futuro nasce in Romagna. Ha un alto livello qualitativo ed è più green degli altri, visto che può essere coltivato con minore uso di fitofarmaci o pesticidi. Questo è il frutto del progetto Vapore, iniziativa realizzata nell’ambito del Psr 2014-2020 della Regione. L’iniziativa riunisce Tera Seeds, realtà sementiera di Gambettola, specializzata nella ricerca, nel miglioramento genetico e nella riproduzione delle sementi, RiNova, ente di ricerca in ambito delle produzioni vegetali di Cesena, Conserve Italia, azienda leader in Europa nel settore delle conserve ortofrutticole e titolare (tra gli altri) dei marchi Cirio e Valfrutta, e il Crea Of, principale Ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari. Il progetto vede anche la partecipazione di Irecoop Emilia-Romagna (ente di formazione di Confcooperative), della cooperativa sociale Forb Onlus di Forlì e di diverse aziende agricole nel territorio regionale.

«L’obiettivo del progetto – dicono Enrico Belfanti, referente per Tera Seeds, e Stefania Delvecchio, responsabile del progetto per RiNova – è quello di garantire alle aziende di trasformazione un pomodoro che sia, al tempo stesso, di elevata qualità, che garantisca ottime rese produttive e che sia resistente ai due grandi nemici fungini di questa produzione: peronospora e alternaria. In questo modo consegneremo all’industria un pomodoro buono, salubre e sostenibile per l’ambiente, per il consumatore e per le aziende produttrici, sia quelle impegnate nella produzione biologica sia per quelle che applicano i disciplinari di produzione integrata».

Le varietà resistenti garantiscono alcuni importanti vantaggi per gli agricoltori e per la collettività: «Le resistenze innate delle piante permettono di affrontare parassiti e malattie anche quando non è possibile effettuare trattamenti chimici in campo, magari per ragioni climatiche, oppure perché si sceglie di non farli: tutto il processo produttivo, in questo modo, diventa ancora più ecosostenibile».

Un pomodoro sempre più “green”, dunque, che conferma quanto la Romagna sia anche un profondo laboratorio sperimentale per un’agricoltura sostenibile: «I primi risultati sono molto incoraggianti – proseguono i ricercatori – Siamo partiti mettendo a dimora 20 diversi genotipi di pomodoro da industria selezionati fra centinaia di materiali, frutto della ricerca avviata già da anni e, alla fine del primo anno di progetto abbiamo ristretto la rosa a 4 varietà promettenti. Su queste varietà svolgeremo, nei prossimi mesi, prove ancora più approfondite dal punto di vista agronomico presso le aziende biologiche aderenti al progetto: l’azienda Agricola Biologica Deltabio di Codigoro (Ferrara), l’azienda Buttini Quirico, la Società Agricola Dune e l’azienda Telloli Tonino, tutte e tre del territorio di Mesola (Ferrara), oltre alla Cooperativa Sociale ForB di Forlì, specializzata nell’inserimento lavorativo per persone svantaggiate».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui