Il Pitesai per rilanciare il distretto di Ravenna

Pochi investimenti e la produzione di gas nel Ravennate, oggi al lumicino, potrebbe raddoppiare. Ed intanto cresce l’ottimismo del Roca: «Al prossimo Omc speriamo di avere il Pitesai approvato e questo potrebbe attivare sensibilmente un volano che, per la burocrazia esistente, necessita di tempo per portare risultati sensibili». Il caro metano (in questi giorni leggermente ridimensionatosi, ma comunque pesante) porta sull’agenda nazionale la necessità di una produzione più consistente di gas e ieri Confindustria Romagna ha rilanciato un’analisi del Sole24Ore.

«Le stime di investimento necessario per risvegliare i pozzi sfiatati nascono da un calcolo molto dettagliato fatto in Alta Italia dalle compagnie, pozzo per pozzo. Se in Emilia, Romagna e Adriatico si investissero 322 milioni – riportava il quotidiano milanese -, la produzione raddoppierebbe da 800 a 1.600 milioni di metri cubi».

Un apporto fondamentale quello del distretto che ruota attorno a Ravenna per una strategia – condivisa dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani -che potrebbe portare in un paio d’anni l’estrazione dai 3,5 milioni di metri cubi del 2021 a 7-8 miliardi che rappresenterebbero, per lo meno, circa il 10% dei 70 miliardi di metri cubi che ogni anno consuma l’Italia. Confindustria Romagna trova in questo disegno la conferma «della portata di questa grande opportunità per l’industria locale. Sarebbe un rilancio atteso e auspicato».

L’associazione datoriale lancia pertanto un appello: «Occorre quanto prima sprigionare questo potenziale e la sua ricaduta, importantissima per imprese e cittadini – è la convinzione che rilanciano da Via Barbiani -. In ballo non ci sono solo professionalità e tecnologie riconosciute e stimate a livello mondiale, ma anche impatti positivi sulle bollette, che allevierebbero il peso dei costi dell’energia industriale e familiare». Tutto sommato il raddoppio sulla produzione dell’anno 2021 significherebbe il ritorno al recente passato. Come noto, infatti, da quando, ad inizio legislatura, le prospezioni di ricerca di gas erano state bloccate dal governo gialloverde in attesa della scrittura del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (il Pitesai, disposizione prorogata dalla maggioranza giallorossa) le estrazioni sono gradualmente, ma velocemente, calate e gli 0,8 milioni del 2021 sono meno della metà rispetto ai quasi 2 milioni che Roca (l’associazione che raggruppa gli operatori ravennati dell’offshore) e Nomisma Energia dichiaravano nello studio compiuto nell’estate scorsa e che riportava i dati del 2020. Questo perché, secondo Confindustria, «le aziende del settore oil&gas si stanno avvitando oggi su una spirale di rinuncia agli investimenti da un lato e a nuove opportunità occupazionali dall’altro: occorre invertire la tendenza prima che diventi irreversibile, dopo tre anni con il fiato sospeso – è la conclusione dell’associazione datoriale -. In attesa che il Pitesai si pronunci sulle nuove autorizzazioni, vanno rimesse in moto quelle esistenti. Da qui passa la sola transizione possibile, che va perseguita fin da subito con pragmatismo, lungimiranza e buon senso». In tal senso l’attesa da parte degli operatori del settore è di «un prossimo Omc che possa inaugurarsi con un Pitesai già approvato – è l’auspicio di Franco Nanni, presidente del Roca -. Finalmente la procedura sta avendo il suo corso e riteniamo, pertanto, che fra aprile e maggio potrebbe essere completato. Ovviamente ci auguriamo contenga disposizioni ragionevoli, che diano un impulso al settore».

L’obiettivo di un raddoppio potrebbe essere conseguito, secondo Nanni «con un paio di piattaforme nuove. Interventi sui pozzi esistenti, con un approfondimento e una pulizia degli impianti estrattivi, porterebbero invece ad un aumento consistente ma non ad un raddoppio della produzione. Ad ogni modo speriamo di procedere rapidamente, perché la burocrazia legata ai lavori da compiere nel settore estrattivo – conclude Nanni – ha sempre bisogno di tempo per vedere ricadute sulla produzione di metano. Gli effetti non saranno immediati».

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