RAVENNA. Se c’era un anniversario che proprio “Ravenna festival” non poteva farsi sfuggire è quello che, in questo strano 2020 funestato dal virus, segna i 250 anni dalla nascita di Beethoven, il genio assoluto, imprescindibile pietra di paragone per tutti i musicisti a venire. Così, in cartellone sono diversi gli appuntamenti dedicati al suo straordinario patrimonio creativo: tra i più attesi quello con la Pastorale affidata a Valery Gergiev, con Beatrice Rana solista del Terzo concerto per pianoforte, e quello con l’Eroica che sarà invece Riccardo Muti a dirigere.
Omaggi
Ma il primo omaggio non solo è declinato al plurale e non a caso intitolato “Omaggi”, soprattutto non prevede in programma musiche di Beethoven bensì composizioni che a lui e alla sua musica guardano. Infatti è la volta del recital del giovane pianista russo Nikolay Khozyainov che questa sera (21.30) come sempre alla Rocca Brancaleone, propone al pubblico un percorso attraverso alcune delle partiture che nel 1842, anche allora in chiave celebrativa, entrarono a far parte di un vero e proprio “Album” collettivo dedicato a Beethoven e ideato proprio per riuscire a raccogliere i fondi necessari ad erigere il monumento che ben 15 anni dopo la sua morte la città natale, Bonn, ancora non era riuscita a realizzare. È Liszt a dare il primo impulso, ma per portare a buon fine l’impresa determinante è l’azione di un intraprendente editore italiano trasferitosi a Vienna, Pietro Mechetti, che riesce a raccogliere le adesioni di dieci tra i maggiori pianisti dell’epoca e a stampare appunto l’Album da vendere e eseguire nelle principali città tedesche, quindi a raggranellare i 1300 talleri con cui contribuire al monumento che ancora oggi si può ammirare nella Münsterplatz di Bonn.
Da Liszt a Chopin
È appunto ispirandosi questi “omaggi” che il ventottenne Khozyainov – formatosi al Conservatorio Cajkovskij di Mosca, a soli diciott’anni finalista e menzione speciale al Concorso Chopin di Varsavia – costruisce il suo programma. Aprendo il recital però non attingendo dall’Album ma con una vera e propria “citazione” beethoveniana: la trascrizione di Franz Liszt dell’Allegretto della Settima Sinfonia, movimento che è poi alla base anche degli Studi di Robert Schumann «in forma di variazione su un tema di Beethoven». Al centro della serata, Chopin, che per l’Album compose il Preludio in do diesis minore op. 45, che lo stesso Khozyainov descrive come «di incredibile bellezza, così poetico, sottile e delicato, che trascende completamente i nostri sensi e ci trascina via in un’altra realtà». Tocca poi alle Variationssérieuses op. 54 di Mendelssohn e alla Fantasia in do maggiore op. 17 in cui Schumann cita un Lied di Beethoven qui proposto nella trascrizione lisztiana – in uno straordinario gioco di specchi e di rimandi.
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