Il pianista Daniil Trifonov al Ravenna Festival

Il grande pianista, il solista acclamato nelle sale da concerto più Dprestigiose, il nome che il pubblico più accorto non può non conoscere: ecco, anche questo è uno dei tasselli irrinunciabili di “Ravenna festival”. Che ospitando come sempre sul suo palcoscenico un importante virtuoso della tastiera della scena internazionale, questa sera ha scelto di invitare nientemeno che Daniil Trifonov.

Nel gotha del pianismo

Il russo appena trentenne che già – da molti anni – era giovanissimo si è imposto nel gotha del grande pianismo planetario per la tecnica formidabile ma soprattutto per l’intensità espressiva di cui è capace, per l’esplorazione di ogni singola sfumatura delle opere che sottopone a studio rigorosissimo e che porge al pubblico con piglio narrativo. Del resto, aveva solo vent’anni quando è riuscito ad affermarsi in tre dei concorsi più duri e prestigiosi: terzo premio allo “Chopin” di Varsavia, e soprattutto primo sia al “Rubinstein” di Tel Aviv sia al “Cajkovskij” di Mosca. Qualche anno dopo, nel 2013, è arrivato anche il Premio “Abbiati”, ma oramai la sua carriera era già più che affermata nonché supportata da giudizi come quello di Martha Argerich che non ha esitato a dire di lui che «ha tutto e di più, la tenerezza e l’elemento demoniaco» e ad affermare di non aver mai «sentito niente del genere».

Un ricco programma

Giudizi che non lasciano spazio a fraintendimenti e che, comunque, il pubblico che questa sera siederà nella platea della Rocca Brancaleone potrà verificare attraverso il ricco programma che Trifonov ha scelto di impaginare. Programma che, pur scompigliando l’ordine cronologico, si dipana lungo un periodo di poco più di mezzo secolo, dal giovane Brahms a Karol Szymanowski, testimoniando il tramonto (mai del tutto concluso) del romanticismo e il cruciale passaggio tra Otto e Novecento con l’imporsi di nuovi canoni estetico-culturali.

Da Brahms a Debussy

Dunque, il giovane Brahms, ovvero quello che nel 1853 si affida al giudizio e alla stima di Robert e Clara Schumann e compone la sua Terza sonata per pianoforte, quella in fa minore op. 5, che per il rigoroso controllo della forma il mentore Schumann definirà “una sinfonia in potenza”, incoraggiandolo ad affrontare quel genere sinfonico che invece per lui dovrà aspettare ancora a lungo. Il percorso porta poi ai vezzi clavicembalistici settecenteschi diluiti nelle morbide armonie della suite Pour le piano op. 95 che Debussy completa nel 1901; e ancora agli accesi e martellanti contrasti, alle dissonanze e ai precipitosi salti che caratterizzano lo stile di Sergej Prokof’ev nei cinque brevi pezzi che compongono l’op. 17, Sarcasmes, risalente agli anni tra il 1912 e il 1914. Ancora un passo e si arriva al 1917, quando il polacco Szymanowski con la sua Terza Sonata op. 36, supera i confini della tonalità e anche dell’architettura sonatistica, articolando il discorso in un unico movimento che, in rapido fluire, si fa veicolo di stati d’animo continuamente cangianti.

Il concerto inizia alle 21,30 (anche in streaming su ravennafestival.live). Info: 0544 249244.

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