Il piacere al femminile: falsi miti e pregiudizi

Clitorideo o vaginale, l’orgasmo femminile è per certi versi un argomento ancora tabù o per lo meno una tematica sulla quale predomina molta confusione. Per saperne di più e per chiarire alcuni concetti fondamentali ne parliamo con la psicoterapeuta e sessuologa Edda Plazzi.

Dottoressa, quando si cominciò a parlare di orgasmo femminile in maniera sistematica?

«Uno dei primi pionieri a parlare di orgasmo femminile è stato Sigmund Freud, padre della Psicoanalisi, quando agli inizi del 1900, elaborò il suo modello sulla sessualità femminile affermando che esistevano due tipi di orgasmo: quello vaginale e quello clitorideo. Ma non immaginava quanti complessi questa teoria avrebbe suscitato nei decenni futuri nelle donne e di conseguenza anche negli uomini».

Che cosa sosteneva la sua tesi?

«Secondo Freud l’orgasmo clitorideo era infantile, immaturo e nevrotico, e che quindi alla donna matura spettasse quello vaginale. Sin dal secolo scorso, in virtù di queste dichiarazioni, molte donne si sono spesso sentite “sbagliate” proprio perché non riuscivano a raggiungere l’orgasmo “giusto”».

E poi che cosa è successo?

«Finalmente, a partire dal 1955, con Alfred Kinsey, i ricercatori iniziarono ad interpellare le donne. Dal rapporto Kinsey emerse l’importanza della clitoride nella sessualità femminile e che molte donne preferivano questo tipo di stimolazione. Sarà poi una giovane studentessa americana, Shere Hite, che nel 1976, per la sua tesi di laurea, fece un’inchiesta rivoluzionaria sulla sessualità femminile, raccogliendo 3000 interviste a donne tra i 14 e i 78 anni. Dal rapporto Hite emerse che solo il 30% di esse aveva l’orgasmo durante il coito e che il restante 70% si sentiva “anormale” per il fatto di non raggiungerlo o raggiungerlo con altre modalità. Furono poi Master e Johnson, sempre negli anni ’70, ad affermare che esiste un solo tipo di orgasmo, che si raggiunge attraverso la stimolazione clitoridea».

Anche se questa differenziazione non sussiste su un piano fisiologico, rimane in parte su quello psicologico. Quali conseguenze ha prodotto sulla sessualità delle donne?

«Ha creato una serie di pregiudizi che ancora oggi circolano nonostante le più recenti ricerche. La diagnostica per immagini, per esempio, ha confermato che la clitoride è solo la parte esterna visibile di un corpo più esteso che abbraccia e si prolunga dentro la vagina. Questo spiega, quindi, come sia possibile stimolarla e raggiungere l’orgasmo anche durante il coito, confermando dunque la tesi dell’orgasmo unico. L’orgasmo sia che sia dovuto ad una stimolazione esterna o interna è sempre clitorideo. Comunque, al di là di queste precisazioni anatomiche, quello che conta è togliere delle etichette che limitano la libertà di essere e di sentire di una donna per potersi autorizzare ad ascoltare il proprio corpo e assecondarlo senza sentirsi sbagliata».

Che cosa ne pensano gli uomini?

«Proprio come nelle donne, persistono delle forme di ignoranza sull’argomento. D’altronde, i tempi di cambiamento davanti a teorie avallate da risultati e ricerche sono sempre lunghi. A volte continuano a valere credenze legate a teorie del passato anche se già da anni sono scalzate via da scoperte più recenti. Un altro problema è che di sesso e di piacere se ne parla poco. Quando si va a fare una visita da un ginecologo o da un andrologo, per esempio, ci si sofferma sempre su ciò che non va dal punto di vista organico o fisiologico e meno o per niente sui disturbi del desiderio e del piacere. Per queste problematiche serve la figura del sessuologo ma non tutti i medici sono preparati ad inviare i singoli o le coppie da questo professionista».

E l’orgasmo simultaneo è un mito o una realtà?

«Ho avuto coppie in terapia, soprattutto in passato, che vivevano con disagio il fatto di non avere un orgasmo simultaneo attraverso il coito. Questa è una bella favola che non si avvera in tutte le coppie e soprattutto non in tutti i periodi della vita o non sempre. Ogni coppia e ogni singola persona ha il suo funzionamento e le sue preferenze. Quando queste si sintonizzano perfettamente allora possiamo ritrovarci in uno stato di grazia. Anche se non necessariamente in simultanea».

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