Il Perlasca di Albertin a Faenza e poi a Rimini

Il teatro Masini di Faenza celebra il Giorno della memoria (ore 21) con uno spettacolo dedicato a un eroe non così noto in Italia, Giorgio Perlasca, uno dei Giusti tra le nazioni. “Perlasca. Il coraggio di dire no” è portato in scena da Alessandro Albertin, con la regia di Michela Ottolini e ha il patrocinio della Fondazione Giorgio Perlasca. Lo spettacolo il 6 e 7 marzo sarà al teatro degli Atti di Rimini.

«Di Giorgio Perlasca non si è mai parlato molto in Italia – commenta Albertin – a parte la miniserie del 2002 con Luca Zingaretti. Era un personaggio scomodo per la sua adesione al fascismo e la partecipazione alla guerra di Spagna: forse per questo Ungheria, Usa e naturalmente Israele ne riconobbero l’operato prima di noi. Per me quindi è particolarmente bello portare in giro questa storia, che riguarda soprattutto il libero arbitrio, la possibilità di dire dei no. Lui disse no al fascismo quando furono emanate le leggi razziali e fu stretta l’alleanza con Hitler, fino al rifiuto definitivo l’8 settembre del 1943».

Fu allora che scelse?

«Sì, non volle aderire alla Repubblica di Salò e per questo divenne un ricercato, un traditore. Forse sarebbe bastato un saluto romano… Invece, con in tasca una lettera firmata da Francisco Franco, si mise a disposizione dell’Ambasciata di Spagna in Ungheria, e con l’ambasciatore Sanz Briz iniziò a gestire le case protette per salvare dalla deportazione quanti più ebrei possibile, alla fine almeno 5.200. Fu davvero un eroe, una definizione che oggi spesso si usa in contesti sbagliati come quando si esaltano le imprese di calciatori strapagati».

Lei che si è avvicinato tanto al personaggio, che idea si è fatto delle motivazioni di Perlasca?

«Credo ce ne siano state molte. Per esempio è significativo che il suo funerale a Padova non sia stato celebrato dal vescovo. Ma quando un giornalista dell’“Avvenire” attribuì le sue azioni all’essere cristiano e cattolico, Giorgio rispose invece senza peli sulla lingua che la sua scelta era stata dettata semplicemente… dall’essere un uomo. Ecco, Perlasca era così, era un “rustego” come si dice da noi in Veneto, non amava i premi e la notorietà mentre era molto orgoglioso del titolo di Giusto e di quell’albero che ancora cresce a Gerusalemme. Ma c’è un altro fattore: era un commerciante di carne, a Budapest doveva trattare proprio l’acquisto di prodotti di qualità per l’esercito italiano. Ecco, è stata Laura Curino a farmi notare che proprio il suo saper contrattare, il meccanismo di convinzione, la forza della parola, furono gli strumenti che gli fecero salvare vite».

E come lo racconta?

«Con un monologo polifonico, in cui faccio parlare e anche dialogare fra loro dodici personaggi e do vita a universi differenti che è stato difficile, ma anche divertente creare».

Divertente?

«Sì, è un insegnamento datomi da Mastroianni: il teatro è anche un gioco, un piacere, una magia…».

Biglietti: 10-5 euro. Info: 0546 21306 www.accademiaperduta.it

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