Il pediatra ravennate: “Vaccinate i bambini, è sicuro”

RAVENNA Vaccinare i bambini con fiducia, perchè recuperino al più presto in sicurezza il loro diritto alla piena socializzazione.Questo il messaggio che il dottor Alfredo di Caro, pediatra di libera scelta ravennate e Coordinatore della Unità Pediatrica di Cure Primarie, dà insieme ai colleghi ai genitori in occasione dell’open day dedicato ai minori in programma oggi in tutta la Romagna.

Dottor Di Caro, come si approcciano i genitori nei confronti della vaccinazione ai loro figli?
«In generale in maniera positiva. Nella maggior parte dei casi ci si informa con l’intenzione di sottoporre anche i minori alla vaccinazione, la rete dei pediatri di famiglia è talmente capillare da riuscire a veicolare in maniera soddisfacente le informazioni del caso e le persone si fidano di noi. Poi, certo, ci sono i genitori che non si sono vaccinati e che difficilmente faranno scelte diverse per i loro figli».

Possiamo dire che il vaccino è sicuro?
«Sì. Ci sono state 9 milioni di vaccinazioni ai bambini e pochissime reazioni avverse. La miocardite di cui si parla così tanto ha colpito 13 bambini in tutto il mondo, una percentuale infinitesimale. Di converso, il pericolo di miocardite è molto più alto – centinaia di volte – nel caso in cui il minore contragga il covid. Questo numero di somministrazioni equivarrebbe ad una sperimentazione decennale, possiamo star tranquilli sulla sicurezza del vaccino per i bambini e nel consigliarlo».

Con la crescita dei casi di questi giorni sono aumentati anche i casi gravi tra i bambini?
«Il decorso della malattia continua ad essere genericamente non grave. Però i numeri sono cresciuti molto: io ho un migliaio di pazienti e i contagi sono stati 220. Devo però fare una distinzione temporale: 120 si sono ammalati tra l’inizio della pandemia e la fine del 2021. Altri cento nel solo mese di gennaio 2022. Quindi è evidente quanto stia circolando il virus tra i minori e per questo è importante vaccinarli. Ho seguito, per fortuna, solo un caso grave: un bambino di circa 9 anni che è stato salvato dai colleghi di Pediatria in ospedale, aveva sviluppato una malattia infiammatoria multisistemica pur essendo in perfetta salute. Un caso su 220 non è una percentuale altissima ma nemmeno da sottovalutare, specie se si considera l’alta circolazione attuale».

Che notizie ha sui vaccini per i bambini sotto i cinque anni? Si parlava di marzo…
«Se ne sta parlando ma spero che la situazione generale si evolva in maniera tale che non ce ne sia bisogna. Quando sarà il momento comunque saranno fatte le valutazioni del caso, come accaduto nelle altre fasce d’età ».

Si parla molto dell’esclusione dei bambini non vaccinati dalle attività sportive, lei cosa ne pensa?
«Penso che ci sia in questa emergenza un discorso di responsabilità. Il genitore è il primo responsabile del bambino e della sua vita scolastica e sociale. Chiaramente l’attività sportiva è importante ma va intersecata con la questione della sicurezza propria e degli altri: un genitore che decide di non vaccinare il proprio figlio poi va incontro a questo tipi di ostacoli. Ricordiamoci che il problema è il Covid, non la legislazione che cerca di affrontare l’emergenza».

In questo periodo quante telefonate vi arrivano per questioni non mediche ma burocratiche?
«Il 60-70% delle chiamate è costituito da persone che non sa cosa fare con green pass, quarantene, tamponi. C’è chi mi chiede di scaricare l’esito del test. Da una parte è positivo perché è segno che il pediatra è visto ancora come un punto di riferimento. Dall’altra parte queste sono cose che non competono a noi. Torno al discorso della responsabilità: tutti i soggetti in campo dovrebbero comunicare in modo più chiaro ai cittadini e dall’altro il cittadino stesso deve avere uno scatto di responsabilità e cercare di informarsi sui siti istituzionali, molto chiari, prima di alzare il telefono».

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