Il Pavarotti di Toccafondo apre oggi la Festa del cinema di Roma

Il suo è un mare dalle mille sfumature d’azzurro che invita a tuffarsi e lasciarsi andare seguendo le sirene. Il sammarinese Gianluigi Toccafondo, pluripremiato artista del disegno, pittore in movimento, illustratore ma anche cineasta e non solo, firma lavori che appartengono al caleidoscopico mondo dell’arte, dal cinema al teatro passando per la discografia, le mostre, l’editoria, la pubblicità.

Ora è in Francia dove ha appena inaugurato una sua mostra e sta ultimando il suo nuovo film di animazione Sirene. Lì lo abbiamo raggiunto per parlarci dei tanti progetti che lo vedono protagonista in questo periodo. Innanzi tutto la mostra Melodramma a Marsiglia fino al 20 novembre, dove espone i disegni realizzati dal 2014 al 2021 per i manifesti del Teatro dell’Opera di Roma, poi il suo film su Luciano Pavarotti Luciano Pavarotti, the star – che verrà proiettato nella serata inaugurale della Festa del cinema di Roma, il 13 ottobre, all’Auditorium Parco della Musica.

E ancora l’uscita il 28 ottobre del nuovo album di Cesare Cremonini, Cremonini live: stadi 2022 + Imola, sulla cui copertina campeggia uno dei suoi disegni a tema marino. E attesissimi: lo spettacolo Il teatrino di Raffaello Baldini in scena il 7 e 8 novembre a Santarcangelo nell’ambito del Cantiere poetico 2022 e il film Sirene per la tv Art France.

Se gli si chiede in che modo riesca a coniugare la produzione artistica con tanti e differenti progetti, spiega che non può vivere solo al tavolo da disegno, impazzirebbe. Quando aggiungiamo che curiosità, apertura e disponibilità possono essere figlie della sua romagnolità, sorride. Parliamo allora di lavoro.

Come è stato l’incontro con Cremonini? Come sono nate le tavole per il disco?

«Mi ha parlato della sua cover di Stella di mare in cui aveva deciso di duettare con la voce di Lucio Dalla, un’idea incredibile, come se lo resuscitasse. Parlando di mare ci siamo trovati subito in sintonia, io sto lavorando al film Sirene con tutti quei blu, turchesi, azzurri, quei fondali marini e qualche stella di mare è venuta fuori subito. Lui va a mille, io a centoventi, e mi ha detto che sarebbe venuto a centoventi con me. Ho avuto l’onore di sentire il brano per primo, un lavoro da brividi, è stato bravissimo e non ha tradito il pezzo».

Veniamo a Luciano Pavarotti, su cui ha realizzato un toccante film. Da cosa è emersa l’idea?

«Viene da lontano. Io per 7-8 anni ho collaborato col Teatro dell’Opera di Roma per quanto attiene a costumi, scenografie, manifesti, e in quella lunga e straordinaria esperienza ho avuto contatti con cantanti provenienti dal mondo e per tutti il loro riferimento era sempre Pavarotti. Un artista divenuto icona, personaggio che io ho sempre seguito e tenuto dentro. Poi un giorno sua figlia Cristina mi ha espresso il desiderio di realizzare un corto sul padre. Ho accettato con piacere e ho iniziato a riascoltarlo, a visionare i materiali di repertorio, le opere in cui era protagonista, ma anche le lezioni nelle masterclass. L’ho trovato fantastico, non solo nella voce che mi era nota e lo è a tutti, ma anche nel carattere, negli atteggiamenti, nelle posture, nei movimenti, nei borbottii che sembrano una sorta di grammelot operistico. Per me è stata una grandissima riscoperta e sono diventato un suo accanito fan».

Come lo ha visto, e chi è per lei oggi Pavarotti?

«Ho colto la sua sorprendente leggerezza, la sua infinita ironia e una delle sue qualità che più mi ha rapito risiede nel suo modo di lavorare, un modo gioioso, con una simpatia unica, una disponibilità grandiosa, sempre col sorriso sulle labbra e credo nel cuore».

Quindi come lo ha rappresentato?

«Mi sono contenuto perché c’era il rischio di rappresentarlo in modo caricaturale. Contenermi ha voluto dire non eccedere in peripezie formali, concentrandomi sulle varie interpretazioni del colore e con l’obiettivo di restituire la figura di Pavarotti nella sua commistione di ironia, potenza, divertimento e leggerezza per realizzare un omaggio poetico alla musica, al teatro e al grande artista, nella sua straordinaria capacità di comunicare e interagire. Sono stato attento al portamento, a ciò che lasciava trasparire del carattere, ai vocalizzi, al suono della sua voce e ho usato colori sempre fluidi tra il blu e l’azzurro con fiammate di arancione, giallo e rosso come le sue famose sciarpe dalle colorazioni sparate. Per omaggiarlo e ricordarlo al meglio, ho provato a metterci dentro qualcosa della sua anima. È un corto di durata minima, un minuto e mezzo, abbastanza commovente».

«Ciò che vorrei trasmettere – sottolinea Toccafondo – è che è necessario riportare l’attenzione su di lui, sulle sue qualità di artista e di uomo. Il mio lavoro può essere un cappello a un’opera, un documentario su di lui, e può anche essere ampliato».

Il film è stato presentato per la prima volta come sigla delle plurime celebrazioni intorno alla posa della stella di Pavarotti sulla Walk of Fame, avvenuta lo scorso 24 agosto a Los Angeles. E altre sempre in California ne seguiranno a novembre. Era presente e lo sarà? E a Roma ci sarà?

«No, non ero a Los Angeles e non sarò a Roma perché sto lavorando in Francia, dove rimarrò per tre mesi, per terminare il nuovo film Sirene che sarà presentato prima di Natale. Farò una puntata breve a casa per lo spettacolo Il teatrino di Raffaello Baldini che debutterà a Santarcangelo a novembre, un lavoro omaggio al grande poeta santarcangiolese, cui tengo molto che ho realizzato insieme a Francesca Ghermandi con la magnifica attrice Nicoletta Fabbri e numerosi bambini».

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