“Il verde (non) è un colore difficile” è il nuovo spettacolo della compagnia riminese Il Tempo Favorevole che dal 2 al 5 gennaio è stata in residenza al Teatro degli Atti di Rimini per continuare a lavorare alla produzione in vista del debutto. Il lavoro di teatro danza è una coproduzione Mulino di Amleto Teatro e Giardini Pensili, con il sostegno del Comune di Rimini e in collaborazione con A Passo d’Uomo. “Forte come un albero, sensibile come un fiore” è il sottotitolo di questo progetto che porta in scena Veronika Aguglia, Marinella Freschi, Barbara Martinini (che cura anche incursioni video e regia) con musiche originali di Roberto Paci Dalò eseguite anche dal vivo.

«Il progetto parte da una riflessione sul mondo vegetale e dall’urgenza attuale di intervenire per salvare il pianeta – spiega Barbara Martinini –: il cambiamento climatico sta determinando conseguenze irreparabilicome l’esaurimento delle risorse. Il verde è un colore difficile da abbinare al mondo odierno e al suo consumo onnivoro e predatorio. Nella pièce la botanica è intesa come scienza poetica e la coreografia mostra vari stati dicontemplazione attiva: posture, atteggiamenti, propensioni del corpo e del suono inrelazione alla natura. In scena esprimiamo attraverso l’esplorazione corporea, modalità energetiche sottili e vibratili come quelle delle piante».

Nello studio del tema siete partite da qualche testo di riferimento?

«Alla base si pone la ricerca di Stefano Mancuso, autore di numerosi testi sul mondo vegetale e sull’intelligenza estremamente evoluta delle piante, alla quale si guarda come fonte d’ispirazione per migliorare la vita degli esseri umani. Le piante riescono a essere decentralizzate attraverso le loro periferie e il loro pensiero. In scena oscilliamo tra due poli, l’organico e le geometrie, cui si accosta bene la musica di Bach».

A livello tecnico quali elementi avete scelto?

«Per ciò che riguarda le luci abbiamo scelto di continuare a lavorare in modo indipendente rispetto all’utilizzo di energia elettrica. La sperimentazione musicale a cura di Roberto Paci Dalò è incentrata poi sull’uso del Bamboo: un apparecchio elettronico che permette di tradurre i suoni originati dalle piante in frequenze udibili dall’orecchio umano. L’idea di essere indipendenti dal punto di vista energetico e sonoro è una scelta poetica che si traduce in simbolo di una resistenza possibile, per una pratica di sostenibilità e portabilità dello spettacolo dal vivo».

Nella performanceavete inserito anche la lingua dei segni.

«Sì, a un certo punto la narrazione si fa quasi didascalica e abbiamo voluto tradurre in questo linguaggio un messaggio urgente che nessuno sente, quello della terra», sottolinea Veronika Aguglia. «Nei miei gesti cito i simboli degli indigeni della foresta Amazzonica accompagnati dalle immagini reali degli incendi», aggiunge Marinella Freschi. «Anche in questo lavoro emergeil nostro umorismo, componente fondamentale della compagnia per trasmettere ogni tipo di messaggio – continua Martinini –. Per noi è molto importante comunicare davvero con il pubblico e, rimanendo sempre fedeli al nostro stile, ci poniamo l’obiettivo della comprensione generale».

Come inquadrereste il vostro percorso oggi nell’ambito della danza?

«Nei lavori proposti si riscontra un linguaggio che affonda le sue radici nel Tanztheater,innestandosi con le pratiche della danza contemporanea e del teatro fisico, e anche con le artivisive e performative. Una poetica che si può denominare di Neo teatrodanza, ponendosi come prosecuzione riconoscibile del codice mitteleuropeo, ma proponendo una nuova forma, che si realizza, oltre che negli innesti con la danza contemporanea e altre arti visive, anche attraverso l’approccio site specific e l’uso dei supporti tecnici in un’ottica di sostenibilità e di indipendenza».

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