Il Nòt film fest torna a Santarcangelo ad agosto

Santarcangelo non è più solo una delle capitali del teatro contemporaneo in Italia ma, grazie a un gruppo di giovani cineasti, è da qualche anno sede di un festival particolare, dedicato al cinema, il Nòt film fest, i cui ideatori sono Alizé Latini, Giovanni Labadessa e Noemi Bruschi. È Labadessa a raccontare al Corriere Romagna passato, presente e futuro del festival.

Il motto ufficiale del “Nòt” è “Thought provoking films” (Film che provocano pensieri), anche se ogni anno c’è un tema specifico. Quale sarà quello di quest’anno?

«Il tema è sempre lo stesso: trovare il cinema provocante e accattivante. Piuttosto cerchiamo di ideare uno slogan che possa rappresentare il festival per quell’anno. La scorsa edizione era “Rebel up”, dedicato alle voci ribelli. L’anno precedente, lo stesso delle elezioni americane, abbiamo creato il gioco di parole “Make cinema indie again”. Non abbiamo ancora definito il “motto” di questa quinta edizione, per ora siamo indecisi tra una decina di frasi. Devo però dire che non si tratta di “creare un motto” quanto più di “creare un’atmosfera”».

Sin dalla prima edizione il festival si svolge tra fine agosto e inizio settembre: quest’anno?

«Le date in questo momento sono dal 23 al 28. Per fortuna siamo riusciti a consolidare i 6 giorni di festival. La selezione è molto ampia e in questo modo tutti i partecipanti riescono a godersi i vari eventi. I filmaker, che rimangono in Romagna per tutto il festival, hanno tempo di conoscersi e favorire possibili collaborazioni».

La scorsa edizione avevate avuto 173 film in programma, provenienti da 40 paesi, con 166 première: quest’anno quali sono i numeri?

«È presto per tali informazioni. Dopo l’edizione dell’anno scorso ci siamo resi conto che tanti filmaker danno fiducia al festival per presentare i lavori. Il festival propone, come ogni anno, cortometraggi, lungometraggi, storie di narrativa e documentari: abbiamo anche una sezione dedicata alla moda e una alla musica».

A livello di selezione, il “Nòt” ha sempre presentato progetti di altissima qualità. Può dirci di più sulla selezione di questa quinta edizione?

«Il festival accoglie lavori di ampio genere, anche sperimentale. L’anno scorso abbiamo aperto due nuove sezioni, una dedicata alle opere prime e una ai filmaker più esperti. Ma vogliamo espandere ancora di più la selezione, per rendere il festival ancora più importante e vario».

Ogni anno avete numerosi collaboratori, come Peter Baxter, documentarista inglese, direttore e cofondatore dello “Slamdance film fest”.

«L’obbiettivo è quello di continuare a confrontarsi con gli ideatori, i direttori artistici e i programmatori, per continuare a imparare e migliorarsi. Il festival si trasforma continuamente. Abbiamo la fortuna di aver conosciuto Peter Baxter, che è stato per noi un punto di ispirazione importante ma anche un mentore. Anche lo scambio tra città è fondamentale. Los Angeles è un luogo in cui si riesce a vedere cosa può succedere nel cinema internazionale con un anticipo considerevole. È una fortuna essere qui».

L’anno scorso il “Nòt” ha inaugurato la sua piattaforma ufficiale: Nòtstream.

«Il festival, durante la pandemia, ha visto la necessità di dover creare uno spazio digitale dove far fruire i film, ma non volevamo appoggiarci su qualcosa di preesistente, perciò ci siamo messi a tavolino e abbiamo creato da zero una piattaforma che potesse essere affine agli ideali in cui crediamo».

Il “Nòt” ha anche un aspetto in cui lo spettatore è attivo in prima persona, attraverso i workshop.

«La parte formativa del festival è per noi fondamentale. Abbiamo avuto la fortuna di aver portato grandi esperti del cinema indipendente in Romagna, quali Gabriela Rodriguez, produttrice esecutiva di Alfonso Cuaron e vincitrice, con “Roma”, dell’Oscar 2019 per il miglior film, Brian Welsh, uno dei registi della serie Netflix “Black mirror” e regista del film indie “Beats”, e Peter Baxter. Abbiamo creato uno spazio formativo a Santarcangelo. Il “Nòt” abbatte le distanze tra pubblico, filmaker e relatori».

Ma che cos’è il “Nòt film fest”, quando è nato, come e perché?

«Il “Nòt” è un festival di cinema indipendente. Nasce con la volontà di creare una community attorno alle voci nuove del cinema internazionale. La prima edizione risale al 2018. L’idea era quella di creare a Santarcangelo di Romagna un “hub” dove poter accogliere i filmaker che non riuscivano a trovare spazio nei circuiti tradizionali. La voglia di vedere un cinema “diverso” era molto forte e nel nostro immaginario c’era l’obbiettivo di creare una “Sundance” italiana. Bisogna dire che Santarcangelo si prestava perfettamente come location. È una culturalmente attiva e attenta».

www.notfilmfest.com

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