Il mondo di Tommy dietro una mascherina

Un mondo perimetrato fatto di mascherine, distanze e spostamenti minimi. L’unico conosciuto finora dal piccolo Tommaso Cavoli che, nato in piena pandemia, ha da poco festeggiato il primo anno di vita. A tracciare il bilancio di un’esistenza blindata, è la mamma ventiseienne Giulia Pietrini, cattolichina come il marito Francesco Cavoli di 34 anni, istruttore di ginnastica posturale e riabilitativa.

Quanto è stata dura finora, Giulia?

«Non bastano le parole per spiegarlo. Siamo rimasti blindati in casa dal 20 marzo, data di nascita di Tommy, al 1° maggio, e prima del trasloco abitavamo in 47 metri quadri. Dopo il parto, con l’impossibilità di fare una vita normale, ho patito più del previsto. Avevo sognato a lungo la maternità e d’improvviso mi trovavo intrappolata in un film di fantascienza».

Quando nasce un bimbo, in famiglia si fa a gara per sostenere la neo mamma, lei come è riuscita a far tutto da sola?

«La distanza dai genitori mi ha fatto soffrire. Ci portavano la spesa, certo, facevano del loro meglio. Ma quando una donna partorisce, diventano difficili anche le cose semplici. La fortuna è stata avere mio marito vicino. Arrivata l’estate a volte ero stanca, complice il sonno arretrato, ma era difficile affidare il bimbo a qualcuno. Occorrevano milioni di accorgimenti prima di riuscirci».

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