BOLOGNA. Il mondo dello spettacolo scende in piazza e l’appuntamento è a Bologna (come in tante altre piazze italiane) oggi, sabato 30 maggio, con il flash mob “Strumenti per la cultura. Senza di noi non si riparte” accompagnato dagli hashtag #ConvocateciDalVivo e #esistoanch’io.
Il presidio è stato indetto da lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e della cultura della regione Emilia-Romagna e il ritrovo è alle 17.30 in via Rizzoli a Bologna, davanti alle Due Torri, ma è importante munirsi di mascherina e di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari per la corretta riuscita dell’iniziativa. Durante il flash mob «resteremo immobili con i nostri strumenti di lavoro (dal caschetto dei facchini alle scarpette da ballo, dai copioni alle corde dei macchinisti, dagli strumenti musicali ai rotoli di gaffa, agli spartiti, ecc.) per dire che senza di noi non si riparte e che solo con la tutela del nostro lavoro si potranno immaginare di nuovo gli eventi culturali e dal vivo – spiegano gli ideatori –; siamo noi gli strumenti che costruiscono ogni giorno la cultura e senza di noi non ci sarà nessuna giusta ripartenza, ma una continua cancellazione dei diritti e di dignità».
L’iniziativa è aperta a tutte le figure lavorative legate allo spettacolo e alla cultura ma non solo: «Chiediamo solidarietà e partecipazione alla società civile tutta, in particolare a coloro che quotidianamente apprezzano e usufruiscono di cultura, spettacolo, televisione, radio, teatro, concerti, festival, rassegne, mostre…». Per sostenere questa causa è stata anche lanciata la petizione “Convocateci dal vivo” su change.org. Il 15 giugno sarà la data in cui si potranno riaprire i luoghi della cultura dal vivo. Teatri, cinema, manifestazioni, concerti potranno essere svolti nel rispetto del distanziamento e in condizioni di sicurezza. «Siamo felici di poter ripartire. Il nostro lavoro ci manca, il pubblico ci manca, il poter dare vita alla condivisione dell’arte è per noi un privilegio, un’emozione. Ma ci chiediamo anche se questa smania di riaprire velocemente non ci getterà in una condizione di sfruttamento maggiore», sottolineano i lavoratori dello spettacolo. «Ci sembra molto grave che qualcuno pensi di ricostruire la cultura passando sopra, per l’ennesima volta, ai nostri diritti, al nostro lavoro, alla nostra dignità. Ricorrendo per l’ennesima volta al tema del volontariato e non chiarendo chi affronterà i costi per questa “nuova modalità” dello stare insieme. Vogliamo ripartire con il piede giusto, vogliamo che al centro del discorso ci sia il lavoro di tutte e tutti, vogliamo che la cultura si risollevi più forte di prima, mettendo al centro le figure senza le quali l’arte è impossibile», concludono, in attesa di ritrovarsi tutti in piazza.

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