Il mondo del lavoro in Romagna? Soffre la carenza di manodopera

Nella provincia di Forlì-Cesena in 25 casi su 100 le imprese hanno difficoltà a trovare la manodopera di cui necessitano. A Rimini va un po’ meglio: solo in 21 casi su 100 i datori di lavoro devono faticare per occupare i posti vacanti in azienda.

Nella Romagna del post pandemia, inoltre, al netto dei timori per l’esplosione della “bomba sociale” nell’eventualità in cui non venga prorogato il blocco dei licenziamenti, in base alle rilevazioni mensili del Sistema informativo Excelsior diffuse dalla Camera di commercio, si stima che a Forlì-Cesena nel periodo maggio – luglio il mondo del lavoro avrà bisogno di 11.090 figure professionali e a Rimini di 14.440.

Nel Riminese, in particolare, il settore dei servizi legati all’accoglienza catalizzerà da solo il 37% dell’offerta. Tuttavia, non è al settore servizi e accoglienza che sono collegati i dati sulla difficoltà di reclutamento (che comunque a Forlì-Cesena totalizza una percentuale di difficoltà del 21,2 e a Rimini del 19,1%). Dalle rilevazioni di Excelsior, infatti, emerge che le più difficoltose da reperire sul mercato sono le figure di alta professionalità. Si parla di dirigenti, di professioni con elevata specializzazione e tecnici, che a Forlì Cesena si dimostrano ostiche da reperire nel 38,2% dei casi (una difficoltà imputata per il 26% alla mancanza di candidati e nel 10,8% all’inadeguata preparazione degli stessi).

A Rimini, invece, si rileva difficoltà di reperimento di professionalità di alta specializzazione nel 32,6% dei casi (19,7 per mancanza di candidati e nel 10,5 per preparazione inadeguata). «Il mercato del lavoro è caratterizzato da un’ampia discrasia tra la domanda e l’offerta di manodopera. È un fenomeno tutto italiano». Alberto Zambianchi, presidente della Camera di commercio della Romagna, attribuisce l’impossibilità di far combaciare i perimetri della domanda con quelli dell’offerta alla mancanza di consapevolezza delle reali necessità del mondo del lavoro. «La soluzione è una: orientamento. Orientamento in primis nella scelta del percorso di studi – dice il presidente – e poi nel mantenere viva la consapevolezza che non è più come 30 anni fa, quando un giovane neodiplomato che si accingeva a diventare geometra poteva ragionevolmente credere di fare lo stesso lavoro per i 30 che lo separavano dalla pensione. Oggi ogni 5 anni c’è una rivoluzione tecnologica da tenere in conto».

L’orientamento, poi, passa inevitabilmente attraverso la scelta del percorso di studi. E a Forlì Cesena, se un’azienda cerca un laureato in Scienze matematiche, fisiche o informatiche deve scontrarsi con una difficoltà di reperimento pari al 68,2%. A Rimini, trovare un professionista laureato in un indirizzo sanitario e paramedico presenta difficoltà nell’80% dei casi, del 65,2% in Ingegneria elettronica. «È giusto seguire le proprie inclinazioni, anche perché mettere sul mercato del lavoro un giovane soddisfatto della propria professionalità genera un circolo virtuoso in termini di competitività – ammonisce Zambianchi – ma bisogna avere in mano le informazioni necessarie a scegliere. E su questo, il Miur credo debba fare alcune valutazioni».

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