Delilah Gutman narra l’amore dell’artista Amedeo Modigliani per Jeanne Hébuterne nell’opera “Il sogno”, che dopo il debutto estivo alla Corte degli Agostiniani per la stagione del teatro Galli è stata registrata nell’omonimo cd, uscito in ottobre per l’etichetta Stradivarius. Gutman è compositrice, pianista e cantante, attiva in Italia e all’estero, dove conta più di cento prime assolute, oltre a trasmissioni radio, e diverse incisioni discografiche, tra cui la recente uscita “Sangù/Sanguemio. Musiche per Palemo”, un omaggio a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Di origine italo-americana, vive a Rimini.

“Il sogno” racconta l’amore «tra due identità lontane tra loro – spiega Gutman –, non solo per radici geografiche, Modigliani italiano, Jeanne francese, ma anche religiose: lui ebreo, lei protestante e il padre di lei era convertito dall’ebraismo».

Un amore che permette di «scoprire come, nell’incontro con l’altro, noi inciampiamo in possibili risposte alla nostra storia». Tragicamente brevissimo: i due si conoscono nel 1917, e lui nel gennaio del 1920 muore di tubercolosi, a soli 35 anni. Jeanne è una giovane studentessa quando incontra Dedò (Modigliani, per gli amici), lascia famiglia e agi per seguire un artista estremamente povero, nella precarietà di una Parigi appena devastata dalla Grande guerra.

«È un amore che ci interroga sulla attualità, ci invita a non incastrare il presente nei nostri schemi».

Quando Dedò muore, Jeanne non resiste al dolore di separarsi da lui.

«Non vuole affrontare la vita senza il compagno che aveva scelto».

Da subito il fratello cerca di aiutarla, vegliando su di lei la prima notte senza il compagno. Ma quando il fratello si addormenta, Jeanne si getta dal quinto piano, nonostante avesse una figlia nata da poco e fosse incinta, scelta che sarà criticata da molti.

«Da donna e madre trovo che non sia possibile giudicarla – dice Gutman – per la complessità di condizioni d’animo e fisiche che attraversiamo nel prestare il nostro corpo per dare vita a una creatura. “Il sogno” è stato un modo per indagare, restituire al lettore la complessità e la bellezza che Jeanne, ancor più di Modigliani, ha attraversato per dare vita all’amore».

Quali sono le origini del suo rapporto con Modigliani?

«Il lavoro di esplorazione è nato quando ho visto una parte della cartellina con cui l’artista raccoglieva i disegni che portava in giro per Parigi. Nell’interno della cartellina aveva ritratto due suoi grandi amici. L’immagine di Modigliani che cammina per le strade di Parigi con sottobraccio i ritratti dei suoi cari, la poesia con cui quella cartellina raccontava una relazione, mi hanno suscitato la volontà di investigare i rapporti umani che Modigliani stringeva. Per me Modigliani è un punto di incontro sul tema delle grandi memorie del Novecento: il rapporto con le proprie radici e con il riconoscimento dell’identità (Modigliani muore in Francia in attesa dei documenti per rientrare in Italia); il conflitto tra libertà di espressione e chiusura (l’accoglienza del contesto francese, internazionale e aperto, rispetto alle scuole pittoriche italiane). Poi c’è anche quello che io chiamo “inciampo”. Modigliani è un autore nel quale io sono “inciampata”, per le collaborazioni con gli Archives Légales Amedeo Modigliani Paris-Rome. L’incontro con la sua opera è stato molto profondo per me. La sua poetica mi ha abbracciato».

Lei è andata alla ricerca di un fattore che giustificasse la stesura di una drammaturgia.

«Quel fattore l’ho trovato quando andai alla tomba di Modigliani e Jeanne nel cimitero Père-Lachaise. Mi sono chiesta: cosa ha portato il padre a riunire le tombe cinque anni dopo la morte di sua figlia? Da lì ho iniziato un lavoro di creazione e rilettura attraverso l’arte. L’arte svela il mistero che si cela dietro la realtà».

La drammaturgia nasce immaginando un sogno del padre di Jeanne. L’inconscio gli suggerisce una soluzione per sublimare la morte della figlia: incontrare l’amore tra Dedò e Jeanne. Così nasce il libretto “Jeanne e Dedò”, che si lega alla scrittura del poeta Manrico Murzi. “Il sogno” è una rilettura di “Jeanne e Dedò”, dove la focalizzazione non è più sul padre, ma sui due amanti.

«Un’opera da camera, per rendere fruibile un percorso narrativo e musicale, dal punto di vista prettamente dell’ascolto. Ecco perché è stato inciso. E ora è oggetto di trasmissioni radiofoniche».

Nel booklet si legge che il lavoro di Gutman «non è solo quello di scrivere bella musica ma è qualcosa di più», c’è una volontà quasi religiosa di entrare in comunità, unirsi agli altri, attraverso ogni gesto musicale: «C’è una sacralità della parola nella sua accezione originaria ebraica: parola è ciò che crea – spiega Gutman –, la parola crea in quanto suono. Nel dar voce a un processo creativo, che significa dialogare con gli elementi donati dalla natura, in questo caso il suono, io percepisco la responsabilità di essere ponte tra due ambiti. Uno è il mistero che si cela dietro la nascita del suono, l’altro è la responsabilità della comunicazione verso l’ascoltatore. È talmente profonda questa condizione d’animo che nasce il desiderio di condividere. Con tutti. Diventa un aprirsi alla collettività sentendo di farne parte. Quando comunichi lo fai perché c’è un denominatore comune che ti connette all’altro».

Cosa ricorda della sera del debutto de “Il sogno” il 27 luglio alla Corte degli Agostiniani?

«Quando penso al debutto penso alla tempestività e al coraggio con cui il Comune di Rimini ha cercato di organizzare gli eventi per ritrovare il dialogo con il pubblico. Il mio primo ricordo non è del palcoscenico ma del pubblico. È stato un pubblico che mi ha comunicato a sua volta un altro sogno. Si è lasciato condurre in una narrazione onirica, anomala. L’incontro tra l’elettronica e la soprano, Laura Catrani, fu meraviglioso, e la voce recitante (che io chiamo voce della memoria) di Alessandro De Lisi invece costituiva un’ancora rispetto al collegamento tra sogno e realtà. Quella sera siamo riusciti ad abitare questo sogno in una visione collettiva. Il pubblico è stato una cassa di risonanza della realizzazione de “Il sogno”».

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