“Il mio appello: lavorare e ragionare come un corpo unico”

Il lavoro del progetto Hub portuale come “momento fondamentale” per lo sviluppo e per “attrarre sempre più merceologie di qualità”. La fase di ripresa, con la criticità “del reperimento dei muletti, cresciuti del 40% nei costi”. L’importanza della sicurezza sul lavoro e l’urgenza di giungere al rinnovi del protocollo delle Rls.

Denis Di Martino, direttore della cooperativa della Compagnia Portuale, vede il bicchiere mezzo pieno ma non manca di rilevare una serie di criticità. Due estati fa assunse il ruolo all’interno dell’azienda che cura le movimentazioni in banchina nello scalo portuale, la prima legata alla pandemia.

Ora il clima è molto diverso da allora…

«Certamente sì. L’operatività del porto di Ravenna non si è mai fermata ma ora gestiamo una mole di lavoro davvero importante. Abbiamo visto chiudersi un 2021 positivo, benché nei primi tre mesi non fosse andata bene, in particolare gennaio fu molto complicato. Uno dei peggiori degli ultimi dieci anni. Un anno un po’ peculiare. Ora il lavoro procede intenso e l’auspicio è che dalla quantità si possa giungere a una sempre maggiore qualità».

In che senso?

«Si segnalano sbarchi di navi che portano merceologie di pregio, che donano valore aggiunto allo scalo. Noi vorremmo sempre più specializzarci in questo ambito. Riteniamo sia nell’interesse nostro e della portualità ravennate in generale».

In questo senso un pescaggio maggiore del canale aiuterebbe. Sono iniziati i lavori di dragaggio. Che ne pensa?

«Siamo estremamente contenti dell’avvio di questo percorso. Io ho iniziato a lavorare in porto 25 anni fa e già se ne parlava. Ora vedere quattro draghe al lavoro in porto è un gran buon segnale e se verrà gestito al meglio ci potrà veramente portare tra i porti protagonisti in Europa».

Sicuramente anche in banchina la fase di cambiamento porterà disagi. Siete preoccupati?

«Il concetto è molto simile a quello che si affronta con il cantiere di un’opera stradale. Migliora la vita di tutti, ma nel frattempo tocca barcamenarsi con sensi unici e difficoltà. Ci saranno sicuramente, ma con programmazione e collaborazione possiamo ridimensionarli sensibilmente. Il mio appello è quello di lavorare e ragionare come porto, come un corpo unico. Superando gli interessi particolari, perché l’obiettivo finale è troppo importante per tutti».

Il 2021 è stato di crescita, ma aumento delle materie prime e costi della guerra in Ucraina preoccupano tutti. Voi quali elementi percepite?

«Il costo di carburanti e i rialzi su acciaio e metalli in genere lo percepiamo sensibilmente. Fatichiamo a trovare i mezzi: muletti, escavatori, carrelli. Sia nel nolo che per l’acquisto. E su entrambi i fronti gli aggravi sono fra il 30 e il 40 per cento. Stesso dicasi per le ralle e i trattori portuali. Una difficoltà cui deve far fronte anche la nostra officina, forse la più strutturata in porto. Determinati pezzi li ordinavi per averli in due giorni, ora non bastano due mesi».

L’adeguamento dei mezzi è importante anche per la sicurezza. Mercoledì eravate in sciopero per la morte di un lavoratore…

«Sì, quello che è successo a Venezia è terribile. Un’enorme tragedia che deve far ragionare tutti noi. E’ deceduto un 34enne, portuale, al suo primo giorno di lavoro. Nessuno deve voltarsi dall’altra parte, tutti dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Anche a Ravenna possiamo fare meglio per migliorare i nostri standard di sicurezza».

Cosa si deve fare?

«Le norme ci sono, servono i controlli in maniera puntuale. Anche sulle imprese, che devono rispettare gli obblighi contrattuali nei confronti dei lavoratori: legalità e sicurezza vanno di pari passo. C’è da continuare a respingere la pressione sull’autoproduzione, perché i marinai devono fare i marinai e i portuali devono fare i portuali. Inoltre c’è da rinnovare il protocollo degli Rls di sito, che stenta ad arrivare. Istituzioni e tutti gli attori impegnati si facciano parte attiva».

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