Il microbiota, l’organo che vigila su di noi

“Vivere in armonia con la natura, prendersi cura del proprio corpo mediante una costante e adeguata attività fisica, mangiando cibi sani e ritrovando anche il tempo da dedicare alla preparazione dei pasti” sono le indicazioni di uno dei massimi esperti di microbiota – il dottor Carlo Fabbri, Primario di gastroenterologia dell’ospedale Morgagni di Forlì – per tenere in salute una parte del nostro corpo di cui si parla sempre più spesso e che è ritenuto fondamentale per il benessere dell’intero organismo: «Il microbiota è un organo con una dignità pari a quella del cervello, del cuore o di qualsiasi altro organo – spiega il dottor Fabbri -. Noi esseri umani abbiamo in comune un patrimonio genetico abbastanza simile, mentre il microbiota ci rende molto diversi l’uno dall’altro». Il microbiota ha un peso e peculiarità ben specifiche: «Pesa circa un chilogrammo – continua l’esperto – e si adagia sulle pareti dell’intestino, dove crea una pellicola “intelligente” che compartecipa alla regolazione del sistema immunitario oltre che all’integrità dell’intestino».

Si tratta di un organo che ci mette in relazione con l’esterno: «Non siamo sterili, ma abbiamo continui contatti con il mondo che ci circonda attraverso gli orefizi, in primis la bocca che ci permette di ingerire cibi che contengono batteri, i quali entrano in interazione con quelli del nostro microbiota».

Il microbiota non fa solo filtro: «Nel nostro corpo assume anche un ruolo attivo nel regolamentare il sistema immunitario e in più sorveglia e preserva lo stato di salute generale del nostro corpo. È necessario all’integrità della barriera intestinale». Questo organo rappresenta un vero e proprio patrimonio genetico: «È formato non solo da batteri, ma anche da virus e funghi. Si modella nei primi tre o quattro anni di vita e si modifica solo in seguito a grandi sconvolgimenti come le gravidanze o a cambiamenti fisiologici come l’andropausa, la menopausa e l’invecchiamento».

Ha una funzione ben determinata in alcune patologie: «È implicato nelle infiammazioni croniche intestinali come il morbo di Crohn e nella colite ulcerosa e in altre infezioni come la “clostridium difficile” dovuta a un germe che può causare la morte se non viene trattato. Si tratta di un’infezione antibiotico-resistente che sta diventando sempre più frequente». Il trattamento d’elezione sarebbe il trapianto del microbiota: «Da svariato tempo è presente nell’Ausl Romagna un gruppo di lavoro formato da epidemiologi, infettivologi, microbiologi e gastroenterologi che stanno portando avanti il protocollo del trapianto del microbiota, che rappresenta a tutti gli effetti un trapianto d’organo, e che speriamo di finalizzare entro il 2022. Siamo diventati, ormai, un Centro di riferimento anche grazie al dottor Vittorio Sambri che dirige l’equipe multidisciplinare».

Sempre più spesso si parla di possibili correlazioni tra la salute del microbiota e altre patologie che esulano dall’apparato gastrointestinale: «C’è la necessità di ottenere ulteriori prove scientifiche sempre più concrete per confermare una relazione tra microbiota e alcune malattie. Gli studi risalgono all’ultimo decennio e si continuano a scoprire nuove informazioni, grazie soprattutto a una tecnologia in ambito microbiologico sempre più avanzata. Esistono alcune ipotesi scientifiche secondo le quali ci sarebbe un nesso con le malattie oncologiche, autoimmuni e con alcune di igiene mentale. Ma c’è anche una grande speculazione. Le conferme devono ancora arrivare e potranno farlo solo attraverso un’attenta e continua ricerca».

Il nemico numero uno del microbiota è l’antibiotico: «L’effetto dell’antibiotico nel nostro intestino è paragonabile a quello di una bomba civile sulla popolazione, infatti un uso ripetuto e indiscriminato dei trattamenti con antibiotici provocano uno sterminio di massa dei nostri batteri. Non ci sono prove evidenti del ripristino della flora batterica in seguito all’assunzione di determinati prodotti da banco. In caso di malattie, i fermenti lattici andrebbero assunti su indicazione medica».

Ciò che si può fare è preservare la propria salute attraverso una dieta sana: «Bisogna mangiare cibi non modificati geneticamente, a chilometro zero e alimenti non trattati con gli antibiotici. Utilizzare i prodotti che ci dona la natura ed evitare cibi preconfezionati. E fare del movimento, meglio se all’aperto. Ci stiamo sempre più allontanando dalla natura e dai suoi ritmi, ma ricordiamoci che noi siamo parte di essa. Siamo natura. Siamo come le radici di un albero che, attraverso un legame simbiotico con le piante intorno a loro, si nutrono di sostanze che favoriscono il proprio benessere. Nel nostro corpo, a svolgere questa funzione, è il microbiota».

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