RAVENNA. È uno dei luoghi-simbolo del “Ravenna festival”: negli ultimi trent’anni nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe hanno risuonato le note di capolavori indiscussi del repertorio sacro, così come le voci che segnavano le tappe del primo “concerto trekking”… Ma non c’è composizione più adatta a dipanarsi al cospetto dei preziosi mosaici raffiguranti il Santo come buon pastore tra le sue pecore, la croce di Cristo in mezzo al cielo stellato con ai lati Elia e Mosè, del più celebre oratorio di Händel, il “Messiah”. Capolavoro che questa sera sarà affidato alla direzione di Antonio Greco a capo del Coro Costanzo Porta e dell’Ensemble Cremona Antiqua, mentre le voci soliste saranno quelle di Maria Grazia Schiavo (soprano), Victoria Massey (mezzosoprano), Krystian Adam (tenore) e Christian Senn (basso).
Prodigio di freschezza inventiva, il “Messiah” fu composto in appena tre settimane, sul finire dell’estate 1741, al termine della straordinaria carriera operistica di Händel, e venne eseguito per la prima volta a Dublino l’anno successivo, in un concerto di beneficienza. L’autore abbandona così l’opera e la lingua italiana, e si avvale dell’esperienza maturata nell’ambito sacro in tre diverse tradizioni – la passione luterana, l’oratorio italiano e l’anthem inglese – per mettere in musica il libretto in inglese, che Charles Jennens costruisce assemblando passi tratti da fonti eterogenee (profeti, salmi, vangelo, lettere apostoliche…). E a caratterizzare l’esecuzione di questa sera è proprio un’insolita attenzione al testo, di cui viene curata non solo l’intonazione musicale, ma anche la pronuncia storica, grazie ai suggerimenti del linguista David Crystal, collaboratore del Globe Theater di Londra e studioso della pronuncia inglese ai tempi di Shakespeare.
L’oratorio racconta la redenzione dell’umanità a opera di un Messiah, evitando però espliciti riferimenti a Cristo, del quale si evoca soltanto la nascita tra i pastori: una sorta di antologia di brani, come si è detto, di diversa provenienza che parrebbe annullare ogni possibilità di continuità narrativa e drammatica. Ma Händel riesce nel miracolo di unificare il tutto applicando all’insieme la sua grande esperienza di uomo di teatro, attraverso l’uso accorto e ben calibrato di recitativi accompagnati, ariosi, arie e cori.
Strategica si rivela la scrittura per il coro, con un’amalgama fluida in cui il gioco imitativo si scioglie nel dialogo concertante tra le voci, e si concentra poi in eloquenti ritornelli. Una formula che nel celeberrimo “Hallelujah!” dimostra tutta la sua intramontabile efficacia.
Il concerto inizia alle 21.
Info: 0544 249244

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