«Con il Covid-19 non si deve ragionare in maniera tradizionale. Ci sono molti aspetti che lo differenziano da altri tipi di virus, sia per quanto riguarda le sue manifestazioni, sia per la ripresa funzionale nel post-malattia».

A parlare è il Medico Internista, Alessandro Graziani, Responsabile del Reparto Covid-19 dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.

È possibile definire un decorso di malattia: «Dal momento in cui si contrae il virus, ci sono mediamente 5 giorni di incubazione, periodo in cui si è già contagiosi. Circa l’85% dei casi rimane asintomatico o debolmente sintomatico, mentre il restante 15% può sviluppare febbre, tosse, dispnea, in misura minore sintomi gastrointestinali (4-6%) e il 2% anosmia (incapacità di sentire gli odori) e augesia (incapacità di sentire i sapori). A domicilio, i parametri che si prendono in considerazione per un’eventuale ospedalizzazione sono una febbre persistente e, soprattutto, una saturazione dell’ossigeno nel sangue inferiore al 94%».

Durante la degenza, i pazienti vengono sottoposti a monitoraggio dei parametri vitali per meglio adeguare il setting assistenziale e l’eventualità di una maggiore intensità di cura: «Circa il 5% dei pazienti ricoverati, con quadri di malattia estremamente severi, viene trasferito in Terapia Intensiva».

All’interno dell’Ospedale di Ravenna esistono varie aree dedicate ad ospitare i paziente con infezione da Covid 19, il Reparto Covid Medicina Interna, che ospita 24 pazienti, il Reparto di Malattie Infettive, punto di riferimento per le strategie terapeutiche, il Reparto di Pneumologia, che ospita pazienti sottoposti a ventilazione non invasiva ed infine il Reparto di Terapia Intensiva. «Oltre al problema connesso alla polmonite interstiziale, un aspetto particolare di questa patologia – spiega Graziani – è la possibilità che in alcuni pazienti si verifichi una manifestazione trombotica polmonare, che origina in situ, anche in corso di terapia eparinica a dosi profilattiche».

Un’altra caratteristica peculiare del Covid-19 è il rallentamento della ripresa psicomotoria durante la fase di convalescenza: «Nel corso della prima epidemia virale, sono stati ricoverati presso il nostro Reparto circa 140 pazienti. Nel successivo follow-up la maggior parte di loro ha riferito un lento recupero funzionale con la persistenza di senso di fatica e dispnea da sforzo anche a distanza di alcune settimane dalla guarigione».

Questo fenomeno è stato descritto anche in diversi Articoli scientifici: «Il Persistent Symptoms in Patient After Acute Covid-19, studio italiano ad opera di alcuni ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma, pubblicato sul Jounal of American Medical Association, ha evidenziato stanchezza, dispnea (respirazione difficoltosa) e astenia, con una media di persistenza di circa due mesi dopo la guarigione».

In questa malattia conta molto l’individualità: «Oltre all’identificazione di alcuni fattori di rischio (ipertensione, diabete, patologie croniche, un’età superiore ai 50 anni) la risposta immunitaria del singolo paziente può determinare una diversa evoluzione del quadro clinico e prognostico: «Per tutte queste considerazioni il Covid 19 è una patologia di complicata gestione, che necessita la collaborazione tra diverse figure professionali».

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