Il Majakovskij dei Menoventi al Ravenna Festival

Serena Vitale è autrice del romanzo “Il defunto odiava i pettegolezzi” (2015, Adelphi). Una sorta di libro inchiesta intorno alla figura del russo Vladimir Majakovskij (1893-1930) poeta, rivoluzionario, «cantore della rivoluzione d’ottobre»; questo romanzo indagine ha intrigato Consuelo Battiston attrice, e Gianni Farina regista, fondatori nel 2005 di Menoventi, compagnia faentina di teatro contemporaneo fra le più interessanti degli ultimi anni.

Stasera alle 21.30, nel teatro Alighieri, Ravenna festival tiene a battesimo il nuovo spettacolo di Menoventi che si intitola appunto “Il defunto odiava i pettegolezzi”. Frase questa che trae spunto dalle ultime parole lasciate scritte dal russo Majakovskij prima di togliersi la vita con un colpo di pistola. Una morte ancora oggi avvolta da mistero. Sul palco con Battiston la riminese Tamara Balducci (Lili Brick, il grande amore di Majakovskij), Federica Garavaglia (Veronika Polonskaja, l’ultima compagna), Mauro Milone (Majakovskij) e il giovane Leonardo Bianconi in tre diversi ruoli.

Consuelo, Serena Vitale ha detto che avete preso parti del suo libro per renderle teatrali, scegliendo un personaggio che è di per sé teatrale. Cosa vi ha fatto scoprire il romanzo, e perché raccontare oggi Majakovskij?

«Da tre anni lavoriamo attorno a questa storia, interrotti dalla pandemia. Raccontiamo parte della vita di Majakovskij ma facciamo pure incursioni nella sua poesia. Ed è questa la ragione che ci ha conquistati; il fatto che Majakovskij è prima di tutto un poeta, e i poeti ci aspettano nel futuro, dietro l’angolo. Pure avendo deciso di togliersi la vita, lui desiderava parlare ai posteri, parlare quindi anche a noi che siamo chiamati in causa. Il libro ci avvicina a quel suo immenso talento e alla sua profonda insicurezza».

La nuova pièce si fonda perciò sul fascino del poeta.

«Unitamente alla cura e alla dedizione con cui costruiva versi e scritti. Majakovskij dice “anche un solo verso mi può avvelenare la vita per settimane”. Per un artista è proprio così; quando non riesce ad afferrare ciò che ricerca, prova una smania assillante, che ha a che fare con l’infinito della poesia e con le grandi domande sul coraggio, sulle ragioni dello stare nel mondo».

Come sviluppate la messa in scena?

«Raccontiamo una storia, anche se ritagliata e ricomposta come in un giallo, per spingere a scoprire cosa è accaduto ricostruendo i frammenti con l’uso di musiche e luci particolari, focalizzando sull’umanità del protagonista russo. Io interpreto la “donna fosforescente”, personaggio tratto dalla sua ultima commedia “Il bagno”. Nella nostra ricostruzione teatrale questa figura particolare, che parla in rima e viene dal futuro, traghetta lo spettatore in vari momenti della vita di Majakovskij presentati non in successione ma con salti temporali, utili per ricostruire il puzzle di mistero. Usiamo anche un frammento di una celebre foto scattata dall’amico Rodchenko a Majakovskij e Lili Brick; nel finale ricostruiamo una delle sue ultime conferenze traendo dal testo originale dattiloscritto, molto toccante».

Cosa rappresenta il poeta russo per gli artisti di oggi?

«Rappresenta il coraggio di una generazione che ha fatto propria una rivoluzione, che credeva nel futuro ma che lo ha visto sgretolarsi davanti. Per noi significa credere nel futuro ma stare anche in allerta, non abbassare la guardia. Cercando di agire come Majakovski che era sempre attento a pronto a dire ciò che non andava, sempre aperto al nuovo. Il suo è un inno all’essere sempre vivi».

Servizio di audiodescrizione per non vedenti. Euro 15-5.

Info: 0544 249244

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